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Tag Archives: will oldham

Sun Kil Moon – Benjii (Caldo Verde, 2014)

Un capolavoro intenso e profondo, e c’è dentro tutta una vita. Basterebbe questa semplice frase per dare lustro al ritorno, due anni dopo Among The Leaves, di Mark Kozelek, il cantautore dell’Ohio che negli anni Novanta ha strapazzato le vite di molti e che, dopo la fine dei Red House Painters, ha intrapreso una carriera di tutto rispetto, da solista, con il monicker di Sun Kil Moon e con mille altre collaborazioni che non hanno mai smesso di confermare le sue qualità di songwriter. …

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Scout Niblett – 20/11/10 Interzona (Verona)

Ammetto di essermi mosso, questa sera, dietro pressione di vari amici che avevano tessuto le lodi di Scout Niblett e solo dopo essermi accertato non si trattasse di indie pandistelle. D'alta parte, essendo la collaborazione con Will Oldham il lavoro che più mi viene nominato, non sono per nulla preparato a ciò che avrei sentito e forse non ero il solo: il pubblico numeroso, testimonianza di uno zoccolo duro di fans, arriverà a scaldarsi solo sul finale, quando arriveranno le canzoni vere e proprie. Ma andiamo con ordine… …

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The Bowerbirds – Hymns For A Dark Horse (Dead Oceans, 2008)

Che, da qualche parte, la quadratura del cerchio dovesse arrivare, era ovvio. Pacifico era che, per qualche folkster impazzito che si trasferisce prima a Parigi poi a Budapest (A Hawk And A Hacksaw) per impadronirsi delle tradizioni locali, o per qualche giovane virgulto blandamente interessato alle dinamiche mediterranee (Beirut) colte nella loro pura essenza melodica, ci sarebbe stata una rilettura del proprio canzoniere folk: proprio inteso come puramente Americano, scritto in quelle capanne di legno, a balloon frame, tra Appalachi e Blue Ridge Mountains, tra Mount Shasta e Mount Eerie. …

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Bonnie “Prince” Billy – Lie Down In The Light (Drag City, 2008)

One. Two. Three. Four. Sussurrato a battere il tempo. Come il cigolio notturno di un cancello, Un'apertura profetica. Un qualcosa dopo di cui è impossibile non voler vedere cosa succede. E quello che accade è un allegro passo country da strada sabbiosa con la voce piazzata sopra che sembra fischiettare, archi leggeri ad incrociarsi con l'acustica, suono aperto alle modulazioni più alte e versi apparentemente scacciapensieri. Si chiama Easy Does It il pezzo che apre il nuovo disco di Bonnie "Prince" Billy ed in un certo senso è una sorpresa. Intendiamoci, il tutto suona tremendamente inconfondibile, ma lo fa in maniera singolare fondendosi ad un'ironia trascinante. Ironia che altre volte sembrava fare difetto all'autore, con quella sua spinta un po' autoreferenziale.

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