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Tag Archives: velvet underground

Thee Oh Sees – Putrifiers II (In The Red, 2012)

Non sapendo da dove cominciare, con i californiani Thee Oh Sees, (da O.C.?), credo non sia male, se ancora non li conoscete, consigliare di mettersi subito all’opera con questo Putrifiers II. Recuperando poi il resto, specie il precedente Carrion Crawler/ The Dream. Se invece la formula già la conoscete, beh in quest’uscita tutto ciò che, ad esempio, i White Fence (pur ammirevoli) riuscivano solamente ad abbozzare, prende forma. …

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The Doggs – Red Sessions (Autoprodotto, 2012)

Ancora frastornati dal debutto di pochi mesi fa ecco ritornare questo giovane ed arrogante terzetto milanese per prenderci (di nuovo) a calci nelle palle. La cifra stilistica non si è spostata molto da Velvet Underground e Stooges egli esordi, mentre il suono si è affilato e gonfiato, ma senza far prendere clangore alle chitarre che ancora si infrangono con il riverbero di una televisone dopo la fine dei programmi. Rock americano anni settanta, quasi sessanta aggiungerei, slabbrato, lascivo, sudato come quell’ odore che stagna nelle platee dopo un concerto che ha visto pogare centinaia di anime. …

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To Repel Ghosts – S/T (Viva, 2011)

Strano oggetto. Non si sa davvero da che parte girarlo e soprattutto, satolli della solita abitudine di incassellare qualsiasi cosa, ci si ritrova davvero spiazzati dentro questa compatta e matura torta. E’ come se finalmente lo stoner, fosse stato definitivamente scardinato dall’interno e spogliato degli infiniti orpelli che lo hanno reso un genere da merenda per adolescenti. I To Repel Ghosts suonano Stooges, Velvet Underground, Sister Of Mercy, aggrediscono la wave inglese dentro turbini e vortici elettrici che arrivano perfino a scomodare il pathos dei mai dimenticati Sick Rose. …

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Simon Balestrazzi: dagli albori industriali alla musica contemporanea

Per quanto introdurre uno come Simon Balestrazzi risulti superfluo, vi basti sapere che oltre ad essere una delle colonne portanti dei T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) ha suonato in Kirlian Kamera, Kino Glaz Deep Engine, Dream Weapon Ritual, ha fatto uscite a nome Candor Chasma, collaborato con Z’EV, Ikue Mori, Alessandro Olla e ha pubblicato su etichette che vanno dalla Silentes alla Boring Machines, dalla Old Europa Cafè alla Small Voices. Balestrazzi è stato uno di quelli che hanno dato il via a quella “gloriosa” ondata industriale e avant che negli anni ’80 ha dato lustro all’Italia come solo il primo circuito hardcore punk aveva saputo fare. Resta che questo parmigiano, come molti degli eroi “estremi” della prima ora, si pensi solo a Teardo e Bernocchi fra gli italiani e a gente come Asmus Teitchens, Z’EV, Throbbing Gristle stessi per gli stranieri, non si è mai fermato troppo all’interno del circuito industriale che anzi sembrava (e sembra stargli) piuttosto stretto, tanto che negli ultimi anni della sua produzione sembra essersi concentrato maggiormente sulla musica contemporanea e questo senza perdere di vista i suoi vecchi amori tanto che Candor Chasma (progetto condiviso con Corrado Altieri dei Monosonik, Uncodified e quel TH26 che aveva collaborato con Maurizio Bianchi), appena uscito su Old Europa Cafè, lo conferma platealmente. Un bel giretto sulla sua discografia riportata da discogs potrebbe fugare ogni dubbio sul fatto che si tratti di un vero e proprio cavallo di razza. …

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