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Tag Archives: rollins

Moe – Examination Of The Eye Of A Horse (Wallace/ConradSound, 2016)

Ricordo Henry Rollins sparare in un’intervista che l’influenza del punk su di lui fosse stata nulla rispetto a quella del jazz e dai Black Sabbath; i Moe potrebbero fare tranquillamente loro questa dichiarazione, a parte per il punk: qui c’è anche questo (ma anche nella carriera post Black Flag di mr. Garfield, l’uomo ovviamente lo…

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Robanera – Meco Discordia (Shove, 2013)

Pezzi avviluppanti quanto le spire di un pitone che ti si cementifica intorno alla gola fino a diventar pietra. E stavolta i Black Flag ci sono davvero: malevoli e strazianti come non mai. La band di Greg Ginn fu forse la prima a disossare i sabbat fino a farne polpette avvelenate di sludge: il sottogenere più senza speranza e claustrofobico che uomo abbia mai abortito. In questa sublime declinazione dovreste immaginate Rollins in facepainting per avere una pallida idea del mood che riesce a sprigionare la band in questi otto pezzi. …

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Brian Peterson – Burning Fight (Revelation, 2009)

E' un periodo in cui mi rendo sempre più conto di quanto il tempo scorra veloce, il peggio è che mi sembra di essere statico mentre tutto il resto si muove alla velocità della luce, o più semplicemente forse si muove alla velocità del tempo stesso e degli eventi che ad esso si legano. Parlando di questo libro con un amico, il suo laconico commento è stato "…in fin dei conti è stata la scena che abbiamo vissuto" e per quanto la frase ti faccia automaticamente sentire come un novantenne è inoppugnabile. Ero molto curioso di leggere questo libro e oltre a non deludere le mie aspettative e a farmi fare un bel viaggio indietro di dieci/quindici anni, ha fornito alcuni spunti di analisi piuttosto interessanti.

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Steven Blush – American Punk Hardcore (Shake, 2007)

In attesa di vedere finalmente il film, ecco American Hardcore traduzione di un libro di Steven Blush che rischia di essere per l'hardcore quello che è Rip It Up & Start Again di Simon Reynolds per il post-punk.
Attenzione però: qui si parla solo di hardcore americano (se non nella postfazione dei Kina, ovviamente d'ambientazione italica ed europea), e il ritratto che ne emerge non è esattamente quello di un epoca splendida e positiva, anzi c'è abbastanza roba da smontare molti dei luoghi comuni su quegli anni e quella scena.
Ed è necessario (ora che MTV è saturata da gruppi che, nonostante i ragazzini credano il contrario, col punk hanno lo stesso legame che potrebbero avere con il valzer o il gamelan) capire da dove siamo partiti per capire meglio dove ci troviamo e, forse, dove siamo diretti. …

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