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Stefano Giaccone – Come Un Fiore (La Locomotiva, 2007)

Mi ritrovo a scrivere che a parte le dovute eccezioni non ho mai sopportato il cantautorato italiano, neppure gli intoccabili come De André (che se solo, col senno del poi, vedesse e sentisse che gente ha in casa le sue raccolte, forse si sarebbe limitato ad andare a mignotte invece che scriverne nelle canzoni) e non sono neanche un fan sfegatato dei Franti, anche se rimango convinto che fossero degli eroi per vari motivi. Mi trovo a ripetere che i Franti non solo hanno avuto, hanno e a avranno, il nome più bello di sempre, ma un gruppo che suona rock e per di più melodico, in un epoca ed in una scena in cui "gli altri" sono Negazione, Kina, Contrazione, Declino, Wretched, Nerorgasmo et similia, beh, concorderete anche voi che già solo per questo meritavano il nome che si portavano.

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Nicola Ratti – Prontuario Per Giovani Foglie (Megaplomb, 2006)

Con colpevole ritardo recensiamo questo CD di Nicola Ratti. L'impressione è buona ed è rimasta la stessa che avevo avuto qualche mese fa quando mi avevano fatto sentire il disco. L'ex chitarrista dei Pin Pin Sugar è riuscito a fare un bel disco in cui la chitarra acustica è accompagnata da piccoli arrangiamenti che pur essendo mimetizzati con molto mestiere arricchiscono molto le tracce. Innanzitutto "lasciate ogni speranza o voi che entrate", quindi non bollate con troppa fretta il tutto passandolo per cantautorato emo-indie Elliot Smith wannabe, tirate il freno a mano, come ricordavamo poco fa costui era in armi nei Pin Pin Sugar ed è il braccio armato dei Ronin.

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Il buio ai margini di Drive-In: il ritorno degli ’80s italiani.

"Siamo arrivati così ai tanto vituperati Eighties, per l'inevitabile "revival" dei quali bisognerà forse attendere il giro di boa del millennio".
Così scriveva Federico Guglielmi in un articolo sul "rock italiano" su un inserto speciale di "Rumore" dedicato al crescente mercato delle ristampe in cd: nonostante già all'epoca fosse più o meno una giungla che vedeva già alcuni generi (due esempi non casuali: il garage e il reggae) incontrollabili e impossibili da seguire al 100%, dubito fortemente che lui e gli altri giornalisti coinvolti avessero una vaga idea di cosa sarebbe diventata quella fetta di mercato negli anni successivi…

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