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Southerly – Storyteller And The Gossip Columnist (Arctic Rodeo, 2008)

Succede di riconciliarsi con il post-rock e con il folk: qualche tempo fa ad esempio mi era successo di apprezzare molto il disco d’esordio dei Balmorhea (di cui so che ora è in giro il nuovo lavoro) e mi è successo anche con questi Southerly. Il gioco è sempre lo stesso, quello della forma canzone, la strumentazione è sempre quella di un gruppo folk-rock… ma che lavoro ben fatto! E che begli arrangiamenti! Pur non inventandosi nulla e suonando melodie e canzoni che potreste aver sentito migliaia di altre volte.

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The Softone – These Days Are Blue (Awful Bliss, 2008)

La Awful Bliss è un'etichetta carrarese-napoletana sorta da poco, eppure già con radici ben piantate nel nostro piccolo mondo sotterraneo fatto di autoproduzioni e capolavori impoverati per pochi eletti. Una sorta di sorellina minore della Homesleep, con una forte propensione a guardare oltreoceano, sia nelle sonorità che nell'attitudine. These Days Are Blue, primo disco di questi Softone, progetto gravitante attorno all'orbita del cantautore Giovanni Vicinanza, nè è un esempio più che valido.

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The Old Haunts

The Old Haunts – Poisonous Times (Kill Rock Stars, 2008)

Da noi l'aura di maledizione un po' puzzona che ti porta ad essere un indolente testa vuota, stando alle ultime proiezioni demografiche, è  finita agli ultimi posti dei desideri dei giovani rampanti neo yuppies d'accatto che guidano le classifiche locali. Ne è rimasta traccia in alcuni stomp degli Zen Circus, i Mojomatics non ci si sporcano mai le mani e la scena garage blues mi è troppo oscura per poter illuminarmi la giornata. Così se voglio tenermi su il morale con una sonora surfata ghiotta di intemperanze non posso far altro che rivolgermi a ristampe o al mercato d'oltreoceano.

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Princesa – J.P. (Madcap Collective, 2008)

Come dicevamo, in generale quando si parla di Madcap si parla di folk o comunque di canzoni con tutti i crismi della canzone, affrontati in modo diverso a seconda del musicista ma canzone è e resta. A differenza di Rottin, Princesa si trova in ambiti tutt'altro che lo-fi e parlerei di canzoni ben rifinite, smussate e patinate in modo da essere ampiamente fruibili. Depressione che regna sovrana ma anche stralunamento, alla Nick Drake? Anche, ma direi che soprattutto quando le canzoni rimangono sulla ballata morbida, l'eredità sia quella di Arthur Lee o gente del genere, non dico che sia paternità verificata tramite esame del DNA, magari si tratta semplicemente di aver ereditato quel tipo di stile da altri che qualche bel viaggio sui dischi dei Love, dei Beach Boys e altra gente di quel periodo se l'è fatto.

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