OvO, nel Cor della bestia

Abbiamo recensito i loro dischi, scritto dei loro concerti, passato le loro canzoni nel podcast: l’unica sezione del nostro sito a non aver ancora incontrato gli OvO era quella delle interviste. Approfittando dell’uscita del nuovo disco su Supernatural Cat e delle imminenti date estive, colmiamo la lacuna e diamo la parola a Bruno e Stefania che ci parlano del presente del passato e del futuro del loro inclassificabile progetto.

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Owls – The Night Stays (Rare Noise, 2011)

In genere il catalogo Rare Noise non incontra i miei gusti, anche in quei casi dove non posso che riconoscere la qualità dei prodotti. Così, quando mi è capitato fra le mani il disco degli Owls, ho pensato subito al peggio: la voce calda e antica di Tony Wakeman (Sol Invictus e già nei Death In June) combinata coi freddi beat elettronici di Eraldo Bernocchi e Lorenzo Esposito Fornasari. Faccio ammenda: il disco è eccellente e cospargendomi il capo di cenere passo a parlarvene.

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Antonello Cresti – Lucifer Over London (Aereostella, 2010)

Sarebbe ahimè troppo sostenere che questo libro, dall'eloquente sottotitolo di "Industrial, folk apocalittico e controculture radicali in Inghilterra", vada a colmare una lacuna per quel che riguarda l'editoria di genere in Italia. Più corretto è dire che si tratta di uno dei primi tasselli, dopo una manciata di titolo usciti per Shake e Stampa Alternativa, che si preoccupa di analizzare uno dei fenomeni più interessanti della musica di fine XX secolo e che purtroppo rimane confinato, almeno per quel che riguarda la percezione comune, negli angusti ambiti della dark music.

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Crisis – Holocaust Hymns (Apop, 2006)

Finalmente dopo quasi trent’anni qualcuno si è deciso di a farlo. Stiamo parlando di una raccolta riassuntiva della miglior produzione di Douglas P. e Tony Wakeford del periodo 1977-1980, a nome Crisis. Inutile sottolineare che i semi del decadentismo marziale dei Death in June sono pressoché invisibili, almeno nel suono. Nei testi invece scorgiamo già la mortifera fascinazione per la vecchia Europa, quella sinistra (anzi destra) estetica che tanto farà discutere nei due decenni successivi. Il risultato è un algido post punk inglese, decisamente virato verso le ossessioni e le ripetività di Ian Curtis e della Nuova Onda albionica.

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