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Adam Wolf – Songs I/II (Autoprodotto, 2018)

Adam Wolf ha due band di musica energica e chitarrosa (Wolfhand e Sleeping In), non particolarmente originali: le foto dei suoi gruppi mostrano lui e i suoi compagni di avventure con l’aria di chi suonando vuole sopravvivere alla noia della vita a Burlington nel Vermont, piccola cittadina al confine con il Canada. Imbracciata la chitarra…

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Chris Brokaw – Gambler’s Ecstasy (Damnably, 2012)

Come accennato qualche recensione fa a proposito di Geoff Farina e altre vecchie glorie, la Damnably, in Europa, sta diventando una sorta di parco naturale, una riserva protetta dove nomi più o meno grossi e pionieri del passato del rock indipendente americano (inteso più come genere che come collocazione geografica) a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo, possano oggi trovare la giusta tranquillità per continuare a fare quello che loro riesce meglio, senza cadenze temporali precise e senza nessuna pretesa di reinventare qualcosa, rispetto magari ad altri progetti di più ampio richiamo a cui comunque gli stessi partecipano o continuano a partecipare.

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Heliogabale – Blood (Les Disques Du Hangar, 2010)

Un gruppo particolare gli Heliogabale, di cui avevo del vecchio materiale ma che era un po' che non sentivo nominare: si tratta di indie rock ma d'ampio respiro, come era lecito aspettarsi dai francesi qualche anno fa: non noise rock canonico ma indie che si sviluppa da quel tipo di discorso, non robetta sciacquata e slavata filo-americana senza un minimo di spina dorsale.

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Pest Sound – 76 Kilos Laughing (Stuntkite, 2006)

Mi scoccia ripetermi (bugiardo) eppure è strano come a volte un disco formalmente perfetto non arrivi dove dovrebbe. Pest Sound a differenza del richiamo ai "ragazzi da spiaggia" non hanno nulla di surf, nessuna reminiscenza sessanta/settanta stile Jennifer Gentle e tanto meno un suono "vintage".

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