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Orval Carlos Sibelius – Super Forma (Clapping Music, 2013)

Si dice che dei dischi non bisognerebbe mai parlarne in forma personale, ma quando in qualche modo si rimane coinvolti, mi sembra un percorso obbligato scriverne in questo modo. Trovo importante e forse fondamentale ascoltare i dischi in tutte le possibili occasioni, per riuscire a cogliere al meglio le diverse sfaccettature che possono nascondere. Partendo così dall’ascolto in cuffia, passando a quello seduto in poltrona o mentre si sistemano gli altri dischi sparsi per casa, per finire con l’ascolto da automobile. Ed è proprio in macchina che un bambino di quattro anni (nel caso specifico mio figlio), mi chiede se il disco che stavamo ascoltando era dei Beatles.

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Shonen Knife – Pop Tune (Damnably, 2012)

“Quando le vidi la prima volta dal vivo, mi trasformai in una isterica ragazzina ad un concerto dei Beatles“. Queste parole furono pronunciate da Kurt Cobain in persona a proposito delle giapponesi Shonen Knife. Band di sole donne che da queste parti magari non è conosciutissima, se non da qualche esperto coi capelli brizzolati, ma vanta dal 1981 quasi una ventina di album e concerti a fianco di The Breeders, Nirvana (appunto) e le L7 (che nel 1990, tra l’altro, hanno partecipato assieme a Sonic Youth alla compilation tributo del gruppo dal nome Every Band has A Shonen Knife Who Loves Them).

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The Strange Flowers – The Grace Of Losers (Autoprodotto, 2011)

Dai che non sono fuori tempo massimo per parlare dell’ultimo disco affidatomi nell’ormai anno scorso. Non lo sono neanche gli Strange Flowers che, da Pisa con furore, propongono la loro ultima creazione, The Grace Of Losers, caratterizzato da un pop intriso di suoni molto molto sixities. E’ molto probabile che non manchi fra i quattro Fiori Strani un fan dei primi Yardbirds o Small Faces o Monkees (R.I.P. Davy Jones) o Kinks o una qualunque band iniziante per ‘The’ in bilico tra caschetti e semiacustiche e il freakbeat-garage, dato che non manca davvero nulla a questo album per essere più che apprezzato da chi valuta positivamente il genere – Hemerick G., A Million Words To Say – . Anzi, dirò che non sono neanche tanto velati pure dei riferimenti alla scena MADchester dei primi anni ’90 – Evelyn’s Face o Mary Ann’s Dream Factory sembrano nate per essere suonate da John Squire (a proposito… vero che lo sapete che gli Stone Roses si sono riuniti e tornano in Italia a fine Luglio?).

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Joe Lally: Fugazi, Roma, more human than human

Strana congiunzione astrale quella che fa sì che nell'ultimo periodo siano tornati alla ribalta musicisti o gruppi che ruotano attorno al basso, dai redivivi Primus all'indomito Jah Wobble. E chi se non Joe Lally ci può aiutare a rimanere perfettamente in tema? Conosciuto come bassista dei Fugazi, in realtà quest'uomo ha firmato una serie di progetti paralleli piuttosto interessanti, dai Decahedron ai The Black Sea (in compagnia di Shelby Cinca dei Frodus), fino agli Ataxia con John Frusciante. Oltre alle collaborazioni, forse non molti sanno che Joe ha fin dal 1994 una piccola etichetta, la Tolotta Records, che  fra le poche uscite annovera nomi come Obsessed, Spirit Caravan, Dead Meadow, Sevens (con entrambi i fratelli Sullivan) e Orthlem e con cui ha coprodotto, insieme alla Dischord, il suo ultimo disco. Ammetto che inizialmente non avevo prestato la giusta attenzione al suo lavoro solista, ma mi sbagliavo, infatti, col taglio più jazzy-rock anni '70 dei pezzi maggiormente rarefatti, raggiunge livelli non molto distanti da quelli dei gruppi per cui è ricordato (basterebbe citare Recap Modotti dei Fugazi). Se anche voi fate parte di quelli che hanno pensato che l'accoppiata Joe Lally – Brendan Canty fosse così ben oliata da poter supportare qualunque musicista, forse non rimarrete stupiti dal fatto certe canzoni di Lally potrebbero funzionare anche se fossero suonate semplicemente con il basso e la voce. Dopo essersi trasferito in pianta stabile a Roma, dove vive con moglie e figlia, ci ha parlato di molte cose relative al suo passato, al presente e riguardo alla nuova line up, che fra gli altri comprende il batterista dei mai sufficientemente ricordati Brutopop.

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