Stop The Wheel – Morning (Madcap, 2006)

Amo passare il mio tempo, qualcuno direbbe sprecare, il mio tempo nei negozi dell'usato. E non parlo di dischi. I mercatini, quelli di periferia, quelli dei tipi che svuotano le case, in tutti i sensi, legali e non. Mi piacciono le cose vecchie, quelle che hanno vissuto e non chiedono altro che di vivere "anchora" come diceva la scritta sul vocabolario Castiglioni-Mariotti di Latino. In realtà spero sempre di fare qualche affare incredibile. Trovare qualcosa di inestimabile valore per cinque euro. Ovviamente non ci sono mai riuscito, e la storia di quando ci sono andato più vicino mi pare poco adatta a questo disco, la serberò per un'altra occasione.
Ero dunque in un mercatino e trovavo dunque una chitarra da barbiere, quelle da serenata, degli anni sessanta, puro legno d'orgoglio italico, mal conciata ed infangata. La portavo a casa, la pulivo et riparavo, et decidevo di tirare su un gruppo, o un momento di solipsistico one man band show, per ridonarle vita. Andavo il giorno dopo ad un concerto e rimanevo di sasso vedendo che qualcun'altro già lo stava facendo. Un segno o un monito? Irrilevante quesito, unica risposta: uno splendido concerto. Stop The Wheel, già in forza ai padovani Jennifer Gentle suona questo chitarrino dall'inizio alla fine del disco con gran perizia e dedizione, e si dice sia solo da due anni che studia. Il ragazzo è eccezionale nella riproposizione di sonorità assai vintage, tra la scena folk dei figli di Guthrie prima e di Dylan e Seeger poi, lontano dai clamori dei trend prewarfolk di devendr-iana memoria. Un disco che non mi stanco di ascoltare per le divertenti atmosfere a tratti quasi fahey-iane e i cantati dei Beatles più pop rurali. Perfetto combo degli appena citati elementi è Where Are We Going Now?, che vive praticamente di sole voci e chitarra. Qui e là spuntano altri strumenti a sottolineare la bontà e la varietà dei brani; la batteria di Bastard He Was registrata al limite della distorsione riporta alla memoria il miglior Microphone/Mt.Eerie. Senza dubbio, per gusto personale, la migliore uscita della Madcap, non me ne voglia nessuno. Tanto sapete dove trovarmi, nei mercatini dell'usato a ravanare tra i libri ammuffiti e le macchine fotografiche d'epoca.

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