Steve Austin – Marked Cards and Loaded Dice (SuperNova, 2026)

A colpire, sin dall’inizio, è il ritmo. Un impeto preciso, brillante che accompagna le parole di Steve Austin in So Far Gone. Con lui un terzetto d’eccezione che ci fa battere il piede a ritmo senza fermarci: Dana Flood alla pedal steel ed al dobro, Ryu Bennet al violino e Colin Frecknall alla batteria. Quest’ultimo già con Steve nell’ultima formazione dei Today Is The Day, altezza Never Give In per intenderci, e ricollocato nel suo mondo country.
Già, che da Lebanon, Tennessee il nostro ha seguito le orme del padre Tillman che già ai tempi accompagnò Hank Williams dal vivo. Il country è la musica che ha accompagnato Steve dalla più tenera età per tutta la sua crescita e saputo questo non sorprende sentirlo maneggiare la materia con tanta cognizione di causa: i brani sono evocativi, personali e forti di storie e musiche da renderne qualcuna direttamente un classico (scommetto su una Henry che potrebbe piacere parecchio a Nick Cave) e viaggiando fra strette al cuore e balera con egual misura.
La voce di Steve è vissuta, perfetta per infilarsi nei vicoli delle sue storie, per dialogare col Signore e per addentrarsi all’inferno, sostenuta da un taglio musicale perfettamente cesellato. Tutto il disco è stato registrato con strumentazioni e macchine risalenti ai ‘60 e ‘70 e la pasta sonora è perfettamente lucidata, pronta a trascinare il viaggio di Steve nelle ombre o nella luce. Quindi non resta che seguirne il viaggio, accompagnandolo nella lunga strada di campagna che lo accompagna ai poli della propria esperienza, spremendo più entusiasmo o tormento dalla propria ugola. È un disco classicamente americano, che ti prende per mano e ti fa venire voglia di lucidare gli stivali per raggiungere il centro città per passare qualche ora in compagnia. Ma non è la meta l’importante quanto il viaggio: cosa potrà succedere fra carte segnate e dadi lanciati? Come ne usciremo? Di certo Steve Austin ha vinto alla grandissima questa mano, può tornare al villaggio, alla famiglia, salutando gli Appalachi e la sua Chestnut Mound con un cenno del cappello ed un ultimo splendido brano.