Stefano De Ponti & Eleonora Pellegrini – Physis (Manyfeetunder/Grotta, 2017)

Parte da lontano questo progetto di Stefano De Ponti ed Eleonora Pellegrini e chissà che questo disco non sia solo un punto intermedio dell’intero percorso; di certo è comunque un punto significativo su cui conviene soffermarsi. Pensato inizialmente come performance teatrale che combinasse suono e movenze fisiche per narrare l’evoluzione della natura dalle origini a un possibile futuro, ha attraversato festival teatrali, compilation (Burnt Circuits Kept Under My Bed, di cui vi parlammo) ed esperienze personali e si presenta ora in una forma che riassume e comprende tutto questo. Physis è scandito da tre momenti – posti all’inizio, a metà a alla fine del lavoro – in cui la voce, che fa le veci del corpo nell’opera unicamente sonora, è protagonista. In Non Dèi Da Invocar Eleonora Pellegrini recita con partecipe drammaticità un estratto da La Strada di Cormac McCharthy, quasi un’invocazione (a dispetto del nome); Canto rivisita la Come Wander With Me cantata da Bonnie Beecher in un episodio di Ai Confini Della Realtà e la trasforma in un brano brevissimo e di bellezza abbagliante che dice del desiderio di fuga dal mondo combinando voce e droni come potrebbero farlo Martyn Bates o Andrew King; la conclusiva Oracle getta invece uno sguardo utopistico e speranzoso sul futuro e lo fa con un canto a cappella a cui nulla potrebbe essere aggiunto o tolto senza infrangerne la magia. A fare da ponte fra questi momenti sono sezioni di suoni minimali e soffusi – solo a tratti stridenti – di violoncello e chitarra preparata e field recordings narrativi che fanno parlare gli elementi (acqua, legno, pietre, metallo) o evocano il paesaggio: non semplici riempitivi dunque ma passaggi essenziali per la comprensione dell’opera, che suggeriscono il pellegrinare di uno spirito che solo a tratti si incarna nella voce. Physis è un’opera viva, che nasce alla confluenza fra musica, letteratura, teatro e sentimento della natura e da qui cresce, col confronto e la sperimentazione, prendendo la forma di quella che potremmo definire come una lunga preghiera. Un ascolto non sempre facile – non potrebbe esserlo visto il tema – ma appagante, che ci dà la possibilità di vivere il concept ancor pirma che ascoltarlo.

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