La nuova produzione dei pordenonesi Stato Nero, allargatisi a terzetto, è nuovamente un concept, che stavolta adotta forme musicali più codificate, rispetto all’originale “docunoise” dell’esordio – dedicato, lo ricordiamo, alla vicenda del misterioso Unabomber del Nord-Est – col quale mantiene tuttavia un legame dato dall’attenzione a un certo spirito noir italico (il riferimento alla P2 nel titolo e altro, che poi vedremo). Più tradizionale è anche il supporto: stavolta digitale e CD limitato.
Raccogliendo un’eredità che era forte nel primo hardcore nostrano – e che è poi andata progressivamente perdendosi – il gruppo dirige i propri strali verso ogni forma di spiritualità, non solo il solito, vituperato cristianesimo, ma includendo anche le forme di religiosità, diciamo così, alternative. Lo fa, almeno in parte, con una certa originalità dal punto di vista della messa in scena; il disco è infatti diviso in due metà ben distinte: la prima, strumentale, è ambient a tratti ritmato, con suoni acustici e di sintesi, i cui titoli (Nigredo, Albedo, Citrinitas, Rubedo e Spiritus) rimandano direttamente al processo alchemico; la seconda, con titoli mutuati dalla tavola periodica (Pb, Sn, Fe, Cu), è grindcore basilare, urlato e suonato ai mille all’ora, al netto di qualche rallentamento davvero ben fatto.
Decisamente ambigua, la prima metà potrebbe apparire un credibile esempio di musica ritualistica che punta, come tanti altri prodotti, a una sorta di “spiritualismo fai da te”: il senso è spiegato, anche in modo piuttosto ridondante, nelle note della pagina Bandcamp, ma la sola presenza di Spiritus, che alchemicamente dovrebbe rappresentare il punto di arrivo del processo ma che qui, coi suoi ritmi sparati e le urla disincantate, fa rileggere quanto l’ha preceduta sotto una luce affatto diversa. L’intera seconda parte è invece un’invettiva rivolta, nelle forme proprie di certo metal e hardcore, contro la religione ma, sorprendentemente, ad essere evocata è la vicenda delle Bestie Di Satana (alla quale fanno riferimento i testi e i campionamenti di deposizioni e interviste), per quanto il cristianesimo finisca inevitabilmente per rientrare, con poco onore, nel discorso, coi sample dell’immancabile padre Amorth. A voler essere pignoli, dubito che la setta del Varesotto fosse mossa da malvage e oscure motivazioni metafisiche e non, piuttosto, da un ben più materialistico e prosaico satanismo acido, ma, al di là di questo, il discorso fila comunque. Qui Satana non ha il ruolo di riscatto dell’umano che gli attribuiva il Carducci (ma anche i Behemoth, volendo), ma rappresentata una delle tante divinità oppressive che impediscono la nostra piena realizzazione (“ci sei solo tu, materia ed energia”, recita Pb).
7: Piano Di Rinascita Spirituale è, in definitiva, un lavoro coerente e d’impatto, che utilizza vari linguaggi e pone l’ascoltatore in situazioni non sempre rassicuranti, per quanto non raggiunga la forza espressiva e il fascino problematico del precedente Zernar: La Grande Estasi Dell’Intagliatore, che rimane l’opera migliore e più originale dello Stato Nero.
Stato Nero – 7: Piano Di Rinascita Spirituale (Dischi Bervisti, 2025)
