Collettivo attivo dalla fine degli anni ‘90, prende il nome da un quartiere di San Pietroburgo, tornando con Garden Window Escape, disco che attesta fortunatamente la loro continuità nel cercare ritmi, melodie e brani in equilibrio fra storture e brio. Staraya Derevnya, vecchio villaggio letteralmente, con l’attacco in Tight-lipped thief azzeccano una linea vocale intrigante sopra a ritmi torniti e spezzati dove si incrociano i grandi generi in un crogiolo infuocato. Free, jazz, prog, rock in 3:45 che da soli diventano la cifra stilistica della band, singolo rappresentativo e compreso di un mondo intero. Attualmente un sestetto proveniente da diverse parti del mondo hanno lavorato al disco fra Regno Unito, Israele, Bulgaria e Messico riuscendo a riportare seco un suono personale e magico. Spesso le parole suonano incomprensibili come il russo di What I keep in my closet ma il suono le fa roteare sui nostri padiglioni auricolari come vino in un calice, saziandoci. Un ronzio, flebili percussioni libere e delle corde vibranti per una Half-deceased uncle che se la gioca in un ambient-dub folk umido aumentando le pulsazioni ed il vociare, fino ad animarsi in una vera e propria danza. La finestra sul giardino evocata dal titolo ci riporta in continuazione ad una libertà surreale, che entusiasma nei suoi momenti più acidi e free come il finale di Virtue is standing still. È un disco misterioso questo di Staraya Derevnya, un disco che essendo il decimo della loro produzione non ci permette di leggerne la storia ma di supporre mondi e storie dietro di loro. Li lasciamo su Myshhh, testo caleidoscopico ed acido, una voce femminile e flebili suoni che vanno a smorzarsi, fino al prossimo incontro.
Staraya Derevnya – Garden Window Escape (Auris / Ramble, 2025)
