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Squarcicatrici – Zen Crust (Escape From Today/Wallace/SGR/Eclectic Polpo, 2014)

Gli Squarcicatrici sono di nuovo tra noi, a cinque anni dal precedente, omonimo, lavoro; nel mezzo un live scaricabile gratuitamente da Bandcamp, ma soprattutto una serie di date che hanno contribuito a perfezionare ulteriormente i meccanismi del gruppo. Ancora una volta a dar man forte al factotum Jacopo Andreini (sax contralto, chitarre, voce, synth, batteria) ci sono il violoncello e il basso di Matteo Bennici (Traumfabrick, Tanakh, Motociclica Tellacci), il sax tenore e le percussioni di Andrea Caprara (Luther Blissett, Jealousy Party, Pangolinorchestrà), il contrabbasso di Piero Spitilli (Trio Cane, Baro Drom, The Flamingos) e la batteria di Enzo Rotondaro (già con Ronin e Glacial Fear: se non è eclettismo questo…) oltre alla consueta serie di ospiti (fra i tanti, segnaliamo almeno Gi Gasparin, già collaboratore di Daniele Brusaschetto e nella Pangolinorchestrà, alla voce in tre pezzi).
Descrivere questa musica come jazz è al tempo stesso corretto e limitante. Se è vero che lo spirito e le sonorità richiamano questo genere e che praticamente tutte le commistioni che qui ascoltiamo (con musica balcanica, rock, cantautorato, punk, bossa nova…) sono già state sperimentate da altri musicisti di questa ampissima area, è altresì vero che gli Squarcicatrici praticano l’ibridazione con una tale perseveranza, direi quasi ostinazione, da far sì che la loro musica diventi altro. Insomma, se il jazz è il legante, la tela su cui tutti i colori si mescolano, finisce alla fine per sparire dal nostro orizzonte, dando vita a una musica unica e ascoltabilissima che dissolve tutti i confini, geografici e di genere. Spesso capita di sentire dischi che, brano dopo brano, ci accompagnano in giro per il mondo, ma Zen Crust è qualcosa di diverso: ascoltandolo ci si trova in ogni luogo allo stesso tempo, a Copacabana, sulle rive de Mediterraneo, su quelle del Mar Nero; in ogni luogo e alla fine in nessuno e questo è certamente zen. Ma l’aver parlato di musica ascoltabilissima, non deve far intendere che sia scontata, né tantomeno pacificata: le quattordici composizioni (dieci sul vinile, ma con codice per scaricare l’intero lavoro) sono scosse continuamente da fremiti free, sporcate dall’elettronica (Bilaa Jawaaz Safar, Affrico), inspessite dalle chitarre elettriche (New World Border, Zen Crust) e questa è l’anima crust. È in definitiva un gran carnevale dove festa, malinconia e dramma, rabbia e serenità convivono: con un titolo così bipolare cos’altro ci si poteva attendere?

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