Le Spawn sono un gruppo psych-doom tutto al femminile e con base a Melbourne e Light Rite è il loro nuovo disco, uscito per WV Sorcerer Productions.
Il disco è composto da sei pezzi di musica psichedelica intensa e delicata allo stesso tempo. Ad emergere come caratteristiche predominanti della musica della band sono le linee vocali corali, che si sorreggono su più voci, ed un uso costante di elementi compositivi e sonori provenienti dalla tradizione asiatica. Sitar, scale particolari, vocalizzi di matrice tribalista fanno da contraltare alle dinamiche classiche del doom post-contemporaneo fatto di distorsioni, riverberi e tanto minimalismo.
Nonostante la tanta carne al fuoco in fatto di stimoli sonori, la musica del collettivo australe riesce a mantenere una forte impronta melodica il che la rende più assimilabile di altra musica pesante atonale e fine a se stessa. La sensazione, pezzo dopo pezzo, è quella di assistere ad un percorso emotivo di riflessione su se stessi. Alcuni fraseggi ripetuti per diversi minuti potrebbero essere la perfetta colonna sonora per una sessione di meditazione.
I pezzi non rispettano le strutture tipiche della musica rock, ma riportano a eventi rituali e dal forte impatti spirituale. Questa è musica più per riflettere che per intrattenersi.
La conclusiva All Is Shiva è l’esempio più lampante di quanto sopradescritto: si parte con delle campane tibetane che richiamo la nostra attenzione, si prosegue con cori ariosi per poi introdurre suoni e rumori, fino a deflagrazioni sabbathiane, mai troppo invadenti.
Non tutto, però, riesce alla perfezione e, quando le nostre vorrebbero far uscire un po’ di cattiveria, questa appare leggermente artefatta e sforzata, rispetto ad un andamento generale intenso, ma rilassato. Ecco, dunque, che quanto la “carogna” non fa parte del proprio stato d’animo non è utile alla causa riprodurla in maniera posticcia.
Con questo disco le Spawn arrivano all’obiettivo di farsi ricordare e meritare più di un fugace ascolto, raccogliendo attenzione soprattutto grazie alla creazione di un’atmosfera molto particolare, ammantato di sacralità, come non se ne sentono spesso e con una genuinità che si divora i passi falsi, che comunque ci sono, all’interno del disco.

