Sophia Djebel Rose – Sécheresse (WV Sorcerer/Ramble/O R A C L E, 2025)

L’intensità vince praticamente su tutto. Certo, ci vuole equilibrio, centratura, ma se hai quella diciamo che il più è fatto. Dopo il debutto di tre anni fa torna dalla Francia Sophia Djebel Rose, in questo caso sulle ali di quella Ramble Records di Michael Sill che insieme alla Sorcerer di Ruò Tán (anche autore dell’artwork) ci regalano questa meraviglia. La troviamo in riva ad un fiume, le risa e la sua voce, l’ambiente circostante in Au Verger. Poi il tutto prende una piega più matura fino ad allargarsi e ci immaginiamo il sorriso e l’ugola prendersi il paesaggio, in una piega fuori dal tempo, quasi una fragranza in bianco e nero. Poi un piccolo grande capolavoro come la Biche Blanche, ballata medievale di caccia, cerve e sorelle che l’ascia l’amaro in bocca, una stretta al cuore e la certezza di essere di fronte ad una musicista, una performer ed una ricercatrice del tutto personale. Lungo 9 minuti alterna dramma e tocchi, giocando con la tensione fino a trasformarla in tagli e sensi di colpa, uccidendoci letteralmente. La bellezza di Sécheresse è tutto nella fermezza con la quale Sophia si espone, raccontando storie con toni e suoni lancinanti, del resto una chitarra ed una voce sono la base con la quale creare mondi fantastici: qui ci sono anche delle sparute percussioni, una melodica od un synth che costruisce una bava di suono che è pura nebbia, quasi avessimo intinto Desertshore di Nico nella resina. Tra gli accordi ed i fili di suono i racconti di Sophia, maga, cantante e musicista che ipnotizza letteralmente con sapienti canti d’altre epoche. Sécheresse esplode acida e si chiude con uno sparo, che ci lascia basiti e sconvolti. Poi di nuovo altri mondi, intermezzi e maree con una voce che quando sembra sul punto di vibrare fa venire in mente il Nord Africa e la marea prima che si alzi. Il sentore è quello di assistere ad una cerimonia che abbia bisogno di pace, attenzione ed una sorta di sacrale rispetto. Dopo un accenno soltanto di una canzone per un amore, che non c’è bisogno di dilungarsi quando il sentimento è esposto, arriviamo a Pareille Au Torrent. Difficile non ricollegarsi a quanto scoperto in sede d’intervista sul suo primo approccio con la musica, fluido e libero come l’acqua, senza mai doversi chiedere se fosse o meno ortodosso, mantenendolo personale e tanto basta. L’ultimo schiumare di Sécheresse è per la danza del mare in Les Noyés, brano che ancora una volta dimostra la grandezza degli elementi di fronte alle vite umane. Un brano folk con i guanti da sera, dove Sophia riesce a stroncare definitivamente qualsiasi dubbio con una performance che unisce malia, intensità, eleganza e grazia. Sophia Djebel Rose sembra suonare sui limiti del nostro mondo, guardando oltre e raccontandoci per immagini e colori ciò che non riusciamo a vedere. Un personaggio, Sophia, che non ci sembra del nostro tempo, della nostra materia e per questo ci lascia inquieti e sgomenti. Una scoperta bellissima.