Da qualche anno, a Zurigo, una presenza sta ridisegnando un suono, partendo da una chitarra ed arrivando ad altro, trasformandosi e dirandandosi come se fosse un’entità di pulviscolo piuttosto che di carne ed ossa. Sebastian Bischoff, come Son of Buzzi, è andato a finire fino in California da Dennis Calacci di Shrimper Records per finalizzare l’uscita di Ein Hase, Ein phönix, Ein schwan. Un disco registrato in una baita ticinese a Lottigna, nella Val di Blenio durante un weekend lungo in solitaria. Un disco che, sin da una title track lunga 20 minuti ci presenta un’ottica differente della musica folk. Ein Hase, Ein Phönix, Ein Schwan è dilatata ma suona come un mantice, quasi che l’energia contenuta non potesse fare a meno di bruciare tutta, pur senza fiammate ma scaldando e mantenendoci accorati al camino. Quando gli arpeggi si fanno avanti rinfocolano ed ad aprirsi è un mondo realmente magico, un universo nel quale si risentono altri chitarristi odierni che amo come Davide Cedolin, Maurizio Abate e Simone Romei aka Des Moines. In più li ho questa splendida via si apre una percezione che possiamo solo definire psichedelica, considerando come sia luci e punti vagolanti che la nostra mente segue oltre al puro suono, perdendosi curiosamente ed in maniera istintiva.
Spiegelebene è stato il singolo pubblicato prima dell’album ed è la fotografia di un paese, un’ambiente, una vita al risveglio. Tocchi decisi, luci tenui, un brano emozionante come poche cose di recente nel mio spettro sonoro.
Nelle stanze chiuse di Geschlossene Räume le mani e la musica di Sebastian sembrano coagularsi in tratti calorosi all’interno di un vagare circospetto. Le note sono delicate ed espressive, ma tutto cambia con RKHS, un vero e proprio viaggio rumoristico e vibrante in quello che sembra un tappeto costruito non per stordire ma per accompagnarci in un altro piano, poi i misteriosi ma ugualmente personale. Insieme a Sebastian la mano sui suoni è quella di Michael Potter aka The Electric Nature (oltre che boss di Serrated Tapes e \\NULL|ZØNE//) che garantisce di poter mantenere la rotta entro confini lontani, estremi e quasi opposti ma che non stridono mai, presentandoci ancora una volta il lavoro di un musicista di spirito ed atmosfera innata.
Son of Buzzi – Ein Hase, Ein Phönix, ein Schwan (Schrimper, 2025)
