I Solaris sono una band di Cesena e “…e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione” è il loro terzo disco, fuori per Bronson Recordings.
Suonano un alt rock pestato e pesante, cantato e urlato in italiano. Helmet, Melvins, Jesus Lizard i fari della musica del quartetto romagnolo. L’italiano come lingua dei testi non toglie il respiro internazionale della proposta. Questo deriva da una produzione di primissimo livello: una perla rara in un mare di registrazioni del tutto anonime e piatte.
Il lavoro eseguito da Enrico Baraldi al Vacuum Studio di Bologna e il master di Matt Bordin del Outside Inside di Montebelluna (TV) sono da applausi.
Il suono del basso, in particolare, impressiona per la profondità e il deflagrante dettaglio di vibrazioni con cui arriva all’orecchio (“Sereno”): sembra di essere live!
La batteria tuona da far paura con un suono compresso il giusto (“Mele”, “Pensile”).
Le chitarre sono, sotto il profilo del suono, abbastanza ordinarie per il genere, ma dialogano in maniera eccezionale. Non perdono mai il filo del discorso e dominano le dinamiche necessarie a fare dell’ottimo alt rock. Manca, forse, un po’ di audacia rumorista.
C’è spazio, anche se non molto, per linee vocali abbastanza accattivanti e facili da ricordare (“Sereno”, “Neutralità”, “Pensile”).
Nell’omogeneità di una proposta molto distintiva, emerge un intermezzo tanto particolare quanto riuscito: “Due”. Le trame strumentali si fanno più sincopate e i suoi virano verso il math degli Shellac. Il pezzo riporta, come testo, un apparente messaggio vocale di un tizio molto incazzato in merito alla scomparsa delle chiavi di una sala prove. Il tutto è davvero divertente e straniante allo stesso tempo.
Una menzione speciale va fatta ad “Ezikmendrak” che ha un giro di accordi stupendo: niente di eccezionale, ma fa vibrare lo sterno in maniera talmente convincente da entrare subito tra le costole.
La chiusura è affidata a “Pensile”, un altro pezzone. Qui, mentre si conclude di buttare giù queste meste righe, sale alla mente un unico riferimento nostrano: l’immarcescibile Umberto Palazzo, che ha saputo, come questi ragazzi, interpretare in maniera viscerale e genuina l’alt rock in salsa italiana senza glamour e molto acida. Queste sono scelte che pesano sulla possibilità di diffusione del progetto: bassa guardando alle coordinate dei palchi “giusti”, ma assolutamente encomiabile per coerenza, sincerità e le ottime canzoni (che contano sempre!).
In conclusione i Solaris danno in pasto agli ascoltatori un disco maturo, compatto, consapevole e urgente per loro e per la musica distorta che guarda anche al rock, oltre che a lidi più catchy e, oggi, sicuri.
Solaris – …e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione (Bronson, 2025)
