Gli Smirk di Nick Vicario tornano ed è bizzarro pensare che il musicista originario di Portland incida regolarmente da più di 20 anni, a partire dal suo progetto teen the Diskords. Ha fatto e disfatto fino ad arrivare ad un fatidico terzo disco, con un’avventura iniziata nel 2021. È punk? Certo, che come si deve in una musica di rottura unisce piccole parti sgarruppate in un kintsugi con più cuore che tecnica. Entrano quindi arie che riportano a certa Inghilterra punk ma anche ombrosità che sembrano uscire dagli anni ‘80 più oscuri, spesso nello stesso brano, si ascolti a proposito una Cheap Greed da manuale. Al momento è Nick l’unico perno della band ma è sostenuto in maniera efficace dallo stuolo di musicisti e tecnici che si sono avvicendati per sostenerlo nel progetto. Le vibrazioni sono personali, malinconiche a tratti, ma vengono espulse senza cura, mostrandosi per quel che sono in realtà: è qui che si percepisce la capacità di Nick come autore di canzoni che si alzano, trascendendo scene ed appartenenze. Parrebbe che il suono si sia fatto generalmente è prepotentemente rock, riuscendo a conservare l’energia cambiando forma: un brano come Abide sarebbe stato impossibile anno addietro e qui si rivela per maturità e bellezza. La tracklist non concede troppe pause, si sentono spezie buzzcocksiane, interludi come vuoti cosmici, torture rituali. Ogni brano è parte di un puzzle che potrebbe essere una musicassetta diy del 1985 ma al contrario del penultimo brano non ci sono Shit Song in Speculative Fiction. Al contrario, 13 pepite in cima ad un monte, pronte a rotolare su fan del power-pop, del punk, dei Thin Lizzy o dei Warsaw senza paura. Certo, lo sgomento sarà accorgersi che è un disco del 2026 ma ognuno di noi ha orologi e calendari interiori e che nessuno si azzardi a strappare i fogli di mesi ed anni a Nick Vicario please.
Smirk – Speculative Fiction (Smoking Room, 2026)
