Sir Richard Bishop – Hillbilly Ragas (Drag City, 2025)

Ridendo e scherzando Sir Richard Bishop incide in solitaria da ben 26 anni, ai quali si aggiungono altri 14 anni nei quali i Sun City Girls furono la sua principale espressione, arrivando a quarant’anni giusti giusti. Come può suonare un disco di un chitarrista solista dopo quarant’anni di carriera? Beh, in primissima è un ritorno alle origini, alle radici. Una chitarra acustica, nessun overdub, nessun effetto, nessuna elettricità. Corde, dita e fiato, corpo, niente altro. Brani sui quali le dita corrono veloci e che sembrano mischiare polveri, radici e territori. Territori, quelli lontani degli Stati Uniti, dove i cosiddetti Hillbilly hanno avuto ed hanno ancora storia lunga, con tradizioni, usci e costumi trasferitisi anche nella musica (si pensi al country, beh, siamo lì). Richard riesce a dare ai brani un carattere insieme lieve frizzante, quasi a scrollarsi di dosso gli anni di storia e di ispirazione per tornare ad essere semplice musica, limpida e stupenda come una Worn Slap Out che sembra passare coordinate spazio-temporali per essere soltanto gioia per le orecchie. Il tratto ed il tocco di Richard sono insistiti e mirati, tanto che ad ascoltandolo ad occhi chiusi tornano in mente le parole di Muhammad Alì “Pungo come un’ape, volo come una farfalla” e ci si adombra con un pasto completo con uova crude e rooster juice, denso e spesso come pochi altri interventi nel disco. Spesso è un brio ispanico a tenere banco negli affondi, quasi in un dialogo fra strali di note che si incrociano come nella toccante Head Bone in the ‘Tater Hole, dai plurimi stop and go. L’intero album è un viaggiare senza mappa, costringendo man mano un paesaggio agreste ed onesto, dove la musica non ne esce mai filtrata ma come puro momento espressivo. I nove brani sono uno più bello dell’altro, con la chiusura di War Powder che rischia veramente di prendere fuoco e che ci conferma Sir Richard Bishop come uno dei più grandi chitarristi viventi.