Sir Richard Bishop – Hillbilly Erotica (Drag City, 2026)

Impossibile sedersi ad ascoltare Hillbilly Erotica senza pensare a quanto visto durante l’esibizione di Sir Richard Bishop al Roadburn di quest’anno. Semplicemente la più bella esibizione di un uomo con una chitarra mai vista e sentita dal sottoscritto (e ne ho viste ed adorate, da Eugene Chadbourne, a David Grubbs a Manuel Mota solo per citarne un paio). Ed iniziando a srotolare ancora una volta queste musiche fuori dal tempo la nostra mente non riesce a far altro che seguirle, proprio come il nostro sguardo dietro ad una farfalla. Tocchi leggeri e decisi, come il gioco di una natura che si esprime e che si espanda liberamente. Pur partendo dal Michigan verso l’Arizona, seguendo le proprie radici libanesi ed incrociando un mondo intero di suono quando si pensa a Richard ora non lo si può immaginare altrove che sulle catene montuose degli Appalachi, dedito a quella che sembra la musica più antica degli Stati Uniti. Musica folk che unisce immaginario e fede, tessendo le proprie corde come fili di una grande storia. Storie che possono acquistare sfumature inedite ed impensabili come le tensioni di Bride of Rhythm Methodist, vero e proprio tour de force asfissiante ed oscuro, ma Richard è traghettatore consumato, in grado di barcamenarci fra le diverse isole che sceglie di farci visitare. Il gioco si fa avvolgente e narcotico, ampliando repertorio ed immaginario del bostoniano senza mai però diventare né didascalico né nostalgico. Con questi dischi Robert ci dimostra una continuità di azione, una tradizione reiterata, presente e viva, per la quale siamo onestamente grati e mai sazi.