Shinkei – Binaural Beats (Koyuki, 2007)

Anno nuovo, vita nuova e nuove etichette, diciamo pure che questa copre un campo stranamente poco calcato nel Bel Paese. La Koyuki infatti a quanto pare è completamente focalizzata su di un'estetica di tipo minimalista e per quanto possa essere pedante scriverlo: minimalista non significa tre suoni buttati a caso e cose fatte in fretta e furia (dato che ormai l'importante è sempre più darsi una ragione sociale da artista). In questo caso non si tratta di minimalismo alla Young, Reich, Riley, Glass ma di “minimal electronics” quindi roba che ha referenze in etichette come la Raster Noton, con gente come Günter Müller, Jason Kahan, Tetutzi Akyiama, Toshimaru Nakamura e in casa nostra un nome su tutti: Luca Bergero, al secolo noto come Fhievel. Se non siete pratici del genere, sappiate che un concerto torinese di Müller rimarrà nella storia perché mentre suonava, la gente parlando copriva quei suoni sporadici che a tutti gli effetti erano il concerto. Ora senza discutere sul fatto se si tratti di un genere da ascolto casalingo o da live in un luogo adeguato, avrete capito che si tratta di qualcosa che duella spossatamente con il silenzio, credete quindi che sia un caso che alcuni dei nomi storici del genere siano nipponici o crucchi? Ebbene no, da una parte un formalismo tutto teutonico, dall’altra una mentalità tutta zen non possono che andare a nozze con un rigore in cui il discorso è la punteggiatura. Pochi suoni per di più catalogabili in frequenze ultracute e frequenze basse, a quanto pare entrambe dovrebbero essere ottenuti da un software disegnato per correggere le onde cerebrali (che in sé è già tutto un programma), il tutto viene distribuito nello spazio con una parsimonia degna del compianto Stockhausen (compianto da chi poi? visto che sui tg italiani nei necrologi illustri di fine anno non ne hanno neppure fatto menzione), la pulizia e la qualità del suono con me ben potete intendere è curata in modo quasi ossessivo anche perché se il foglio è bianco e si vuole usare solo la tempera è ovvio che se ne cerca una di qualità e si considera dove posarla in modo quasi maniacale. Vista la difficoltà del genere ed il fatto che non sia una proposta così consueta (se parliamo di minimal electronics nel vero senso della parola) azzarderei quasi che il 3” sia il suo formato ideale. Shinkei in quest’occasione distribuisce brillantemente le carte sul tavolo da gioco facendo sì che il grosso del corpo di Binaural Beats emerga giusto nella seconda metà, i suoni sono gelidi e sintetici come un rituale di accoppiamento fra intelligenze artificiali, come da copione, la materia è e rimane quella per tutti, il punto è un po' nel dove e come posizionarli e a quanto pare Shinkei lo sa bene. Sul secondo mini cd 3” Philip Lemieux riprocessa il lavoro di Shinkei e rimaneggia ulteriormente il lavoro originale tanto che per buona parte dell’inizio se non si ascoltasse il cd con religioso silenzio sarebbe quasi difficile distinguere i fruisci da rumori di fondo e da eventuali disturbi esterni. La parte più interessante del suo lavoro di reinterpretazione arriva sul finale ma resta comunque meno interessante del lavoro originale. La fattura del 3” è ottima e a quanto pare inaugura una collana a la Koyuki intende dare il via; vista la qualità del materiale e la radicalità e la qualità della prima proposta auguro altre cento di queste uscite.

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