Sheldon Suter – Sound Fictions (Autoproduzione, 2025)

Cosa succede fra un disco e l’altro nella mente di un’artista? Come si cerca, come si tracciano le strade, come ci si esercita? Non possiamo dirlo di certo, ma conoscendo Sheldon Suter da qualche tempo (non vi ho mai parlato di lui su queste colonne, chiedo venia) non appena mi ha parlato di queste registrazioni mi è subito salito l’interesse. Già, che al momento il percussionista elvetico sta cercando una via, sperimentando connessioni e strumenti. Abbandonato lo sgabello della sua batteria si è affidato ad una cetra per estrarne finzioni rifinite e mobili, seppur sconnesse. Creati degli appositi percussori riesce a smuovere le corde della cetra fino a trasformarla in un gorgo dub nel secondo movimento. Per garantirne la profondità sceglie saggiamente di lavorare su più strati e ritmi ottenendo un paesaggio al quale mancano giusto le immagini per dirsi cinematografico.
Conoscendo la base operativa di Sheldon, un mulino in mezzo ad un bosco, viene facile immaginarlo intento a sperimentare mentre la natura si ferma, un secondo soltanto, a guardarli. Ma le finzioni sono già avanzate e si spingono come suoni solitari, quasi un narcotico vibrare di seghe tanto a fondo da risuonare terapeutiche. Poi una sorta di oscurità, in un movimento che sembra poco meno che atmosferico, e la sua lacuna sta nel guardare la forma e non il contenuto, come se Sheldon disegnasse con cetra e bacchette un paesaggio che solo chi ha una visione di insieme sul perdersi in questo lavoro rivedrà perfettamente nella sua azione circolare e limbica. Poi basta una bava di eco ed un suono gommoso a trasformare due minuti scarsi in una vecchia cassa di risonanza. I suoni, la ricerca sembra farsi più lontana, dentro ad un bosco del quale non possiamo vedere il fondo e nel quale Sheldon non ci farà da guida: ma quanto è bello perdersi in questo ambiente? Vedremo se il nostro sceglierà di rinsavire oppure vagolerà ancora a lungo, disperso ed onesto nella sua fase interrogativa, Noi ascolteremo qualsiasi sarà la sua scelta, senza remore né dogmi. Un lavoro diseducativo e fascinoso, perfetto nel suo cercare una frescura immaginaria.