Ammetto, me tapino, di aver ad un certo punto perso di vista Shannon Wright, cantautrice di jacksonville uscita dai Crowsdell che tanto mi aveva rapito fra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Da tempo accasatasi con la francese Vicious Circle torna alla carica con reservoire of Love, album che inizia ruggendo con una voce che è puro sangue, baratri rock e balzi al ralenty da togliere il fiato. Il disco si compone sostanzialmente di due elementi: Shannon ed il sodale Kevin Ratterman, che torna a registrarla dopo 12 anni (erano i tempi di In Film Sound). Il disco ondeggia fra chiaroscuri vezzosi ma mai esagerati, quasi come tormento passionale che riesca a rapirci attenzione e orecchie, I due sanno pestare il giusto sulle corde, con una Weight of the Sun che sembra andare in direzione proto stoner, quasi una riduzione desertica di una scarica che rimane compressa e sibilante. Countless Days al contrario sembra andare in direzione di una soffiata musica da camera, in aria francese che da sempre le si addice (nel suo passato una bellissima collaborazione con Yann Tiersen, giusto per ricordare una delle sue uscite), con fiati ed archi che sembrano modificare lo spazio intorno a lei, costretta ad usare la voce per uscire da una splendida e paciosa impasse, rintoccando fra una nota e l’altra. Reservoire of Love è un disco che non riesce a stare fermo e racconta lati di una storia da più punti di vista e con più armi ed utensili: così facendo permette a Shannon di divertirsi e di impersonare i mille abiti che le sono concessi pur rimanendo sempre immobile, a sguardo fisso verso di noi. Rock, crooning, sensuale, sofisticata: molte le sfumature di un’artista che riesce a fermarci verso di lei, con una verve che a tratti mi rammenta quella di una Jennifer Charles, altra grandissima musa che molto riusciva ad esprimere in questo mondo. Ma queste sono solo immagini, l’importante è seguire la danza ordita da Shannon e da Kevin, danza che nelle ombre di Shadows si fa un’altra volta misteriosa e circoscritta, confondendo e proiettandoci nell’insistito pianistico di Something Borrowed, terminale che ci fa chiedere scusa a Shannon Wright un’altra volta di non averla seguita a dovere. Un ritorno brillante e conturbante.
Shannon Wright – Reservoir of Love (Vicious Circle, 2025)
