Sergio Sorrentino – Hollow (Suoni Possibili, 2025)

Questa volte Sergio Sorrentino viaggia in territori nuovi e per certi versi sorprendenti, rileggendo composizioni altrui riempiendo gli spazi con i propri brani in un disco che è di fatto una riproposizione della musica classica nota e popolare. Uno spazio vuoto, Hollow, dove infilare ganci melodici e ricordi, sprazzi di già sentito e di noto ricostruiti secondo il proprio tocco e la propria sensibilità. Che sono e rimangono virtù di Sergio, lucidate qui forse come non mai. In 45 minuti ci passano davanti film, servizi, immagini, sensazioni, ricordi, come un grande montaggio emozionale condiviso, davanti al quale si può cedere, resistere o dare un passo indietro. Che in questo caso risponde al mio ruolo, di osservatore, critico e tramite. Sergio Sorrentino non ha bisogno di un disco come questo, che già sapevamo avesse mani speciali, ma il continuo gancio melodico leva dalla tavola la scoperta e l’intrigo lasciandoci una lineare bravura, un buon gusto. Ma d’altra parte Hollow mette (giustamente?) in primo piano i numeri, gli ascolti, il successo: Sergio ha dei numeri che credi siano impressionanti per ciò che propone (20 milioni di visualizzazioni su Instagram nell’ultimo mese, più di 20 mila followers) e non ama annoiarsi. Quindi se Hollow come dice, è un viaggio attraverso la nostalgia, la bellezza e la quiete interiore non possiamo che ascoltarlo senza troppe sovrastrutture, godendoci le melodie ed il trasporto senza pensare ad altro. Credetemi, mette serenità e questo può avere controindicazioni: va ascoltato alla leggera prima di addentrarsi negli strati, nella tecnica, nel disegno generale di questi 17 brani. Passare da Max Richter, Ludovico Einaudi, Olafur Arnalds, Yann Tiersen, Hans Zimmer e Brian Eno ci svela anche quale sia il disegno del successo, la centratura del punto a colpire emozione e ricordo, facendo quindi approfondimento sociologico e sentimentale degli effetti della musica sulle persone. Bello sentire come i brani originali di Sergio (Valzer di sera, Serenity, The Magic World e Rain on Glass) non sfigurino anzi, abbiano in nuce la medesima scintilla e possibilità. Tutto dipende dal momento, dal posizionamento e dal legame emotivo che ognuno di noi costruisce con i brani. Sergio Sorrentino è bravissimo a costruire uno spazio dove questo possa accadere, facendo cadere le barriere a suon di icone e chissà, forse il prossimo che si cimenterà in un progetto così ardito avrà anche una delle sue composizioni riproposte, mettendolo così fra i grandi. Serve tempo, distanza ma della sua idea e del suo progetto non possiamo non fidarci, calcolando com’è riuscito ad uscire pulito e delicato attraverso questo cimento. Poteva essere un travaglio, un disastro, ero pronto a prendere in toto il testo di Seychelles ‘81 dei Massimo Volume per parafrasare la passione e la convinzione che ci vuole per uscirne. Ma non so se ce ne sia bisogno, lo vedremo. Intanto è ripartita per l’ennesima volta By This River, lasciatemi solo per cortesia.