Credo legittimamente che ognuno di noi abbia incrociato Scott McCloud ed i suoi dischi in momenti diversi in questa vita. Credo mi successe ancora minorenne, era il 1996 quando uscì **House of GVSB** dei Girls Against Boys e da lì pian pianino mi resi conto di quanto avesse fatto. Quando poi qualche mese fa ascoltai Come Round, il singolo prescelto per introdurci a Make It To Forever capii come fosse possibile raccontarsi ancora dopo quarant’anni di musica, con un brano semplicemente toccante, accompagnato da una delle voci più belle della musica tutta, quella di Jennifer Charles degli Elysian Fields. Trovata casa presso una God Unknown che spesso ci ha regalato dischi bellissimi ha sfruttato i suoi viaggi ad Atene presso gli Zero Gravity Studios di Dimitris Dimitriades per coltivare e scrivere il suo debutto solista, dopo una carriera passata attraverso l’hardcore, il post-punk ed i suoni oscuri e cinematografici.
Make It Forever è un disco ombroso, maturo ed in qualche modo blues, per come segue coerentemente il percorso di Scott, nel suo viaggio sul lato discosto della strada, lontano dalle luci. Un disco che non forza mai nei suoi undici brani, non sorprende perché svela parti di Scott che già aveva mostrato negli anni, ma che qui si uniscono in maniera quasi magica. Un disco cantautorale, dove la parola conta quanto una costruzione musicale coerente e stilisticamente inappuntabile, dove gli ospiti ed i fantasmi sono quelli che come Scott hanno scelto una linea sempre più profonda dentro se stessi.
Le voci femminili accompagnano Scott in maniera discreta, quasi a completarne i lati mancanti dandogli un soffio in più alla più completa suadenza, gli archi danno un’eleganza che ne si sposa con l’immagine europea del lavoro. Ma quando lo immaginiamo alzarsi dalla sedia ed imbracciare il microfono, come nella Moonlight Stage Dive baciata dai fiati e da una sezione ritmica rotonda siamo in club oscuri ed eleganti, fra rimpianti e bicchieri. Spesso sembra di sentire Scott rileggere flash del passato, osservare, ballare con gli stessi passi, scuotersi. Unisce le campagne ai sogni in una Spaceship che sembra creare immagini unendo le costellazioni, in una riduzione che riecheggia di David Bowie e Billy Corgan. Chiede abbracci in Hold Me Tight e ne sentiamo l’onestà ed il bisogno, non vorremmo negarglieli, mentre la voce sembra sul punto di incrinarsi.
Make It To Forever…fallo durare per sempre? Semplicissimo, dopo i primi 36 minuti premete play, ancora ed ancora.
Scott McCloud – Make It To Forever (God Unknown, 2026)
