In due anni, fra Marocco e Svizzera Sami Galbi ha confezionato il proprio esordio, facendolo mixare dalle mani fatate di Ammar 808, produttore tunisino con diverse uscite su Glitterbeat. Sami opera su un suono che prende il via dalla musica nord-africana unendo chaâbi e medahate unite però ad un suono urban, nel quale i bassi spingono e le produzioni sono oliate alla perfezione.
I 10 brani hanno un tiro pazzesco, se Kiss, il primo singolo estratto (fra Prince e la canzone di protesta, il tutto in un dancefloor 2.0) impressionava per lucidità e visione, tanto da oltrepassare le barriere linguistiche, scoprire che l’intero album è a livello e non accusa cedimenti lungo i 34 minuti della sua lunghezza è una straordinaria conferma. L’MJMR è una partenza, forse un addio, dove il suono sovrasta letteralmente le emozioni, mentre TRANSIT fotografa l’essere in due mondi, Africa ed Europa, menzogne e verità.
L’impressione costante ascoltando un disco potente come YLH BYEBYR è quella di avere ormai guadagnato una possibilità globale di ascolto e di approccio a musiche e culture pop da tutto il mondo. Attraverso le profondità di una musica antica e moderna insieme veniamo letteralmente rapiti dal groove e dal fascino trascinante di Sami, l’energia del suono ci parla attraverso brani letteralmente psichedelici dove beats, ritmi e suoni sembrano letteralmente bombarsi per la loro carica centripeta. FlexFab invita Sami in CASAFLEX in in un vero e proprio banger a Casablanca che sembra spremere suono da ogni foro ma all’ascolto YLH BYEBYE è un disco sfaccettato che porta con sé tensione, gioia e dramma, intensità. WIN sembra spingere nel vento notturno un canto al limite del pianto e delle droghe sintetiche ed il secondo di silenzio fra la sua fine e l’inizio delle barre rappate fra arabo e francese di VALISA sembra essere la stasi verso un’altra serpentina con la quale muoversi, pronto a colpire. Di KISS abbiamo detto mentre DAKCHI HANI si apre verso un’orizzonte appena più votato al reggae, del quale serviamo qualche eco nelle retrovie, prima di sfrigolare fra sirene e danze, in un’altra storia che parla di separazione, incroci e strade diverse, in un tessuto che rimane unite solo (forse) grazie al suono. Suoni e giri che Sami ci porta all’orecchio, ganci che ci incatenano al sound senza possibilità di fuga, seguendo linee vocali prolungate e serrate, fra canti e rap.
L’intervento con la voce di Ines (Mouzone, già con le Amami) a temperare ed arricchire PATIENCE dimostrano come l’inserire del tormento interiore all’interno di melodie arabeggianti e digitali sia foriero di brani spettacolari, per poi finire in RRUINA, voci a raddoppiarsi, ritmi spippolati e suoni acidi, per un disco che è una tempesta in grado di lanciare il suo urlo dalla cheta Losanna.
Fortissimo, sul serio.
Sami Galbi – YLBH BYEBYE (Bongo Joe, 2025)

