Rún. Diarmuid, il suono e le nuove leggende.

Sin dalla presentazione di quel che sarebbe stato l’esordio dei Rún il mio interesse sfrigolava. Terzetto irlandese, produzione Rocket Recordings, riferimenti stilistici fra Paoline Oliveros, Dead Can Dance. Om e William Basinski. Tramite le efficientissime Rarely Unable raggiungo quindi Diarmuid MacDiarmada, un terzo del progetto gentilissimo che, sorpassato un disguidi legato al maledetto fuso orario ci ha accompagnato nei meandri di un progetto che anche se è appena arrivato al suo esordio già sembra avere spalle larghissime ed un passato in evoluzione.

Buonasera Diarmud, innanzitutto grazie mille per la tua disponibilità. Devo dire di aver richiesto questa intervista a Lauren e Rosie ancor prima di ascoltare il vostro disco (stupendo), ispirato da alcuni temi lanciati nella vostra presentazione. Il vostro nome intanto, poi la combinazione di tradizione e pesantezza…ma iniziamo dal principio, come nascono i Rún? Come si pronuncia il vostro nome?

Si pronuncia Rún, proprio come si scrive. È iniziato durante il lockdown da due differenti collaborazioni. Tara stava lavorando sia con me che con Rian, a distanza tramite il web. Grazie a questo iniziò a pensare che sarebbe stata una buona idea metterci tutti e tre all’interno di una stanza, per qualcosa che sentiva sarebbe potuto essere speciale. E lo è stato, lo abbiamo percepito non appena è successo, ormai più o meno tre anni fa.

Quanto vi ha preso, da allora, lavorare al vostro esordio? È stato un percorso lungo oppure avete concretizzato sin da subito il vostro percorso?

Beh, il lavoro in studio è stato velocissimo. Forse ci abbiamo messo molto tempo a prepararci ma non appena siamo entrati siamo diventati efficientissimi! Credo sia successo perché sapevamo esattamente quel che stavamo facendo, il che è fondamentale…

Ho letto che molti dei vostri brani nascono come improvvisazioni per poi trasformarsi in canzoni, confermi? Qual’è il vostro metodo competitivo?

Sì, sì, anche se non sono mai delle improvvisazioni totali, c’è una trama centrale con dei cambiamenti e delle modifiche che la attorniano, le due componenti, quella compositiva ed improvvisata sono sempre presenti.

Com’è andata in studio? Eravate soltanto voi tre oppure c’erano tecnici e/o produttori?

Rian (Trench, batterista) ha fatto da ingegnere del suono, in realtà ingegnere e produttore, si è occupato di entrambe le fasi. Per quanto riguarda la produzione si è trattato di seguire lo spirito della cosa in maniera spontanea mentre la parte tecnica è stata veramente la creatura di Rian.

Ascoltando il vostro album dalla Svizzera o comunque da fuori dell’Irlanda sembra di percepire (nelle storie e nella musica) una magia quasi leggendaria. Ma come è percepita questa musica dai vostri ascoltatori locali? Percepiscono questo legame con la tradizione oppure è tutt’altro?

Credo di poter dire che stiamo cercando di scrivere delle storie nuove che abbiano però delle radici profonde. Ci sono radici di ogni tipo nel passato, poi c’è il folclore irlandese ed abbiamo cercato di prendere tutto questo passato per creare qualcosa nel presente, parlando di ciò che riteniamo sia importante. È quasi come se ci siano due mondi, capisci?

Certo…ascoltando i brani, le parole, si percepiscono componenti forti: magia, energia, spiritualità, religione anche, in un’ottica critica. Credi che queste componenti siano tutte fette del medesimo frutto? Come entrano a far parte della storia dei Rún?

Credo che tutti gli elementi possano essere positivi ma si portino dietro ognuno la sua ombra. Credo quindi possano essere considerati aspetti della medesima cosa. Personalmente non traccio delle linee profonde fra cosa sia il bene ed il male, credo sia meglio poter vedere il lato positivo e negativo di ogni cosa. Siamo molto critici rispetto ad alcune azioni, possiamo esserlo rispetto ad alcune persone in maniera profonda, non so se questo possa avere senso.

Ho letteralmente adorato Gutter Snipe, che mi ha riportato alle ambientazioni di uno dei film più terrificanti che abbia mai visto, Calvaire di Fabrice du Welz. Che tipo di presenza richiama?

Beh, Gutter Snipe è un modo di definire un povero ragazzo, sfrontato, costretto ad arrangiarsi (la traduzione potrebbe essere monello, ndr.), cattivo. Il brano è puro surrealismo, forse non dovrei dirlo ma non c’era nessun tipo di intenzione nella musica o nelle parole, solo pura atmosfera, un’esplorazione! Abbiamo diversa roba del genere ed abbiamo deciso di usarne un minuto proprio come stacco rispetto al brano precedente e prima di immergerci nel prossimo!

Direi che ci siete riusciti perfettamente! Un altro brano che sto amando molto è Caoinhead, un lamento vocale che ho percepito come una pulizia finale del disco, per riportarci all’inizio del cammino. Credo non sia musica unicamente o direttamente rivolta alla popolazione vivente, e che comprenda altro. Cosa puoi dirci a proposito? Dead can dance?

Oh, grazie mille! Beh, vediamo se riesco a spiegarmi. È definitivamente un brano di morte, di afflizione. Il titolo si potrebbe pronunciare come “kwee-v-ah” ma gli inglesi potrebbero pronunciarlo “ki-nii” e può descrivere una sorta di lavoro, quasi delle figuranti assoldate per piangere durante le funzioni. La canzone può portarci in un processo di pianto e di afflizione per poi arrivare ad una sorta di accettazione e di gioia bizzarra. Il tutto sembra avere una forma ciclica ed abbiamo cercato di portare la gente, gli ascoltatori alla fine. Non in un luogo oscuro e pericoloso, doom, ma in uno spazio sicuro.

Ho ascoltato il disco sia a volume basso, atmosferico, sia ad alto volume, in maniera quasi violenta. Entrambe le modalità mi sono sembrate grandiose, ma qual’è quella corretta? Quale la vostra visione? I Rùn sono una band violenta od atmosferica?

Sono argomenti molto interessanti, credo funzioniamo un po’ come i soggetti in fotografia. È l’idea della profondità e della definizione. I soggetti in primo piano sono più definiti ma quando guardi in secondo piano ci sono altrettanti oggetti, magari ancor più massicci, che non ti colpiscono subito. Credo stiamo cercando di mostrare sia le cose piccole che le cose grandi in maniera che possano funzionare ed essere visibili. Credo che il corretto volume sia…piano suona bene, forte suona potente! Credo anch’io possano funzionare entrambi.

E dal vivo come se ne esce?

Beh, per essere onesti lì c’è un sacco di adrenalina, un’intensità dal vivo che fa diventare tutto più energico. Un’esperienza che potrebbe essere travolgente dove cerchiamo di produrre e di creare uno spazio. Sul palco spesso tutto sembra essere accelerato…

Ho visto di diversi concerti nel Regno Unito, credi ci sarà speranza di vedervi anche alle nostre latitudini?

Ci piacerebbe molto, sai, siamo all’inizio, la gente ha iniziato ad ascoltare il disco, come nuova band siamo comunque difficili da vendere per i promoter ma quanta più gente riusciremo a conquistare più concetti riusciremo ad ottenere, quindi penso e spero che le cose possano crescere in quel senso!

Ho percepito la musica dei Rún come molto legata alla natura ed agli elementi: se dovessi abbinare Tara Baoth Mooney, Rian Trench, te stesso e la vostra musica ai diversi elementi che scelte faresti?

Ah, per me per è molto semplice, io sono fuoco su tutta la linea! Credo Tara possa essere la terra mentre Rian potrebbe essere aria od acqua. Probabilmente però gli abbinerei l’aria perché la musica dei Rún credo sia acqua come elemento, per una questione di sensazione. Un’immagine molto importante per me è quella dello spazio, dell’oceanico nel senso del mare, con un grande spazio.

In che fase siete ora? Fermi e convinti sull’uscita e la promozione del debutto oppure siete già al lavoro su altro materiale?

Al momento ci troviamo solo occasionalmente per dei momenti puramente creativi ma abbiamo già del materiale nuovo e dei piani per il 2026. Non so se saremo una band spesso on the road, credo ci vorrà del tempo anche per capire come funzioneremo e come poter creare nuove cose.

Stavo pensando ad una cosa: Bad Bunny, uno degli artisti più ascoltati al mondo, ha scelto invece di fare un tour mondiale di organizzare 30 date tutte a Portorico, riservando le prime 10 per i portoricani e le altre 20 per i fans di tutto il mondo. Se doveste optare per un progetto del genere avreste uno spazio dove vi vedreste esibirvi con continuità in Irlanda?

Uhm, ok, veramente difficile da dire! Non riesco a pensare ad un singolo luogo che possa essere una sorta di seconda casa per noi, forse perché in questo momento sono talmente interessato a girare il paese per assorbirne l’energia da essere proiettato all’esterno piuttosto che a casa.

Mi sembra giusto! Grazie mille per tutto Diarmuid, credo di avere un disegno completo dei Rún…ah, no, un’ultima cosa, come uscirà il disco? Vinile, Cd o cassetta?

Per ora in vinile e cd, nessuna cassetta all’orizzonte…grazie mille per la chiacchierata, è stato un piacere!