Rolando René – Prà (Prata Veituriorum) (Torto, 2025)

Contrabbasso e viola insieme sui monti liguri, Tommaso Rolando e Jean René guardano gli orizzonti regalandoci una loro visione del paesaggio: una visione rumorista, non estrema ma aspra come del resto la natura sa essere quando incontaminata. Una creazione di suono che prima di portarci ad un ritmo, un giro una melodia mostra la reale manipolazione degli strumenti quasi dietro le quinte artistico e creativo. L’incedere a rotta di collo di vento dettò risuona liberatorio, ma ogni brano è storia a sé, racconto raccolto dall’accoglienza di Caterina Rolando e Davide Cedolin. Divinazioni, carte e tarocchi, visioni oscure del carro che sembra essere teso come le corde delicate da Tommaso pronto a colpire come un’arma carica. Un’Arringa che sembra svolazzo nervoso tra legni percossi e stridii cavati d’archetti. In Le frelon dans la ruche sembrano farsi prima materia par poi consumarsi, tarlati ed ossidati, mutati e leggeri.
D’un tratto un requiem si ricorda del cuore e pulsa sofferente e consono, drammatico senza essere risolutore, quasi un passo di danza.
Il mare? Cos’altro può essere Sicuramente blu in Liguria? Eppure sfugge, è dialogo personale ed intimo fra Rolando e René, pesa e si fa rigirare, fino a farci arrendere di fronte ad una bellezza selvatica ed imperscrutabile. Sol matta sembra chiudere il fondo del sacco contenente il raccolto dei due suonatori lo attrezza con toni bassi e materici, facendo ancora una volta vibrare insieme gli strumenti e l’atmosfera, dando termine ad un disco che non si vorrebbe veder relegato ad incontro casuale ed episodico, ma che portasse seco costruzioni e disegni ancora più grandi. Ma il momento è uno, lo capiamo, ed esserne stati testimoni con un supporto registrato può essere inebriante e complesso, tanto stimolante quanto sorprendente.