È difficile capire come una scultura di Rie Nakajima e David Toop possa essere diventata un compact disc. Operanti da più di dieci anni sul concetto di opera d’arte con un peso ed un volume, le loro installazioni vertono sulla creazione estemporanea: “Ogni evento che si definisce dall’ambiente e nel tempo è una scultura”. Nel 2022 hanno deciso di registrarsi, nello studio londinese di Dave Hunt, per quattro brani di lunghe e sinuose interazioni, tanto solenni e pure da trasformarsi quasi in iterazioni, reiteranti i suoni della creazione musicale.
Suoni accartocciati eppure con una soluzione di continuità, materici e flessuosi, come se forgiati dall’insieme di forze superiori. Questa materia sembra viva, presente e pulsante, come la scultura che l’artista vede già nel blocco di marmo ancora completa. Siamo noi, da ascoltatori, a scoprirla secondo dopo secondo, stupendoci per la bestialità riprodotta, con suoni a noi misteriosi nella forgia che permea il finale della seconda parte del lavoro, prima che esca l’artigianato, i movimenti ed i soffi dei due operanti, intenti nel riprodurre una performance destinata a venire fermata e ricordata su disco. A tratti però cresce la sensazione che il gesto e la visione siano colpevolmente tralasciati, tanto che il vissuto della seconda parte del disco, con l’allungarsi delle tracce, sembra monca senza un riferimento visivo.
Manca l’artista al lavoro, lo scalpello ed il sudore, mentre il semplice suono non va oltre il già sentito in molti dischi che in maniera simile hanno trattato questa materia sonora. Non che sia un brutto ascolto, tutt’altro, ma sembra proprio un’idea parziale rispetto ad un’energia ed ad un concetto che non riesce a farsi sinestetico, passando la barriera della propria natura. Si fa quindi altro, free jazz soffiato a bassissima intensità nella quarta parte, gong e percussioni, viaggi lungo un insieme coeso, con stridii, percorso accidentato e singolare ma manca qualcosa, ribadiamo.
Rie Nakajima + David Toop – Is Spring a Sculpture? (Room40, 2025)
