Rice in the Record – Keeping Patience in The Chaos (Marsiglia, 2026)

Non ne conoscevo i padri ma non mi sfuggiranno i figli di certo. Dalle ceneri degli Ashtray Paolo Bollero risorge, accompagnandosi a Francesco Becchi, Paolo Villa e Sebastiano Bolla in un nuovo progetto, che unisce impulsi e poetiche in maniera personale ed appuntita, con l’apporto del multi strumentista Berna Bernardo Russo in registrazione, arrangiamenti e mix. È la voce a colpire in primis qualcosa che può ricordare qualcosa dei Modern Lovers, ma declinata come i Talking Heads. Sotto ad essa un panorama che può farsi agreste come insulto oppure nervoso come certa new wave. Iniziamo fumando e trovando il nuovo papà, tranquillizzando pubblico e curia, per poi virare nelle profondità del mistero come alternativa alla libertà. Charlie Risso, in attesa del suo nuovo lavoro passa per accompagnare il volo di un pappagallo in un duetto intenso ed emozionante in Regrettable turn of Events dove a cura una volta i paesaggi si aprono, come una fisarmonica al massimo della sua estensione. Vite barcollanti e sprecate, una tromba ferale che taglia Minstrel Man prima che la voce di Thalia Zedek arrivi per chiudere il brano al meglio con un duetto da brividi. Gli stacchi di The Mask ci raccontano di un’evoluzione matura di certo emo, di come storie, suoni ed immagini possano ancora strapparci di dosso certe coperture nel percorso circolare che chiamiamo vita. Una vita che, come
giustamente rimarcano i nostri è una questione di battiti e non finisce finché non si è tirato l’ultimo: la voce di Paolo sembra barcollare e resistere su una musica sempre più aspra, fino a scomparire letteralmente all’orizzonte. Ancora un blues, trincerato dietro le nebbie, con la presenza di Mike Watt in controluce, a dimostrare ancora una volta che la passione sta perfettamente a metà fra sofferenza ed infuocata bellezza, ed in questo disco ce n’è in abbondanza.