Il mondo dipinto in Spit da Remo Helfenstein è un insieme di piccole magie. Ci sono arie da crooner ed arrangiamenti dal sapore digital-pop, un songwriting che non sovrasta la musica diventandone solo una delle parti, unendo cellule distanti ma simili, come se Sam Bean finisse a cantare per i Final Fantasy. Il risultato è un disco che suona folk per i nativi digitali, con arrangiamenti in grado di riportarci alle pagine migliori di certi Tarwater (che sono ancora convinto siano state una delle pagine migliori nella confidential song elettronica). Non tutto è sul livello più alto, brani come Jungle fanno scendere in maniera piuttosto repentina l’emozione risultando sbiaditi, ma bastano poche note in Accordion per risalire ai massimi livelli, quasi ci fossero fiati e luci nascosti da qualche parte a montare una splendida ascensione. All è una nebbia ambientale che vive di luce interiore, irradiando per più di cinque minuti una bellezza incontaminata, alla quale subentrano elementi ritmici perfettamente posizionati, a creare una miniatura finemente cesellata e pulsante. Col Mal de Mer finiamo un bagno nel mondo di Remo Helfenstein, un mondo romantico ed in grado di unire arie eleganti, dinoccolate e finanche trendy. Come se a Scott Walker avessero mostrato la via verso Kitty-Yo invece il tormento. Uno scenario intrigante dite? Confermo tutto, ancora una volta Präsens (ed il cerchio di musicisti che in Svizzera si stanno dando da fare, tra Manuel Troller, Raphael Loher e le per me nuove scoperte Klara Germanier ed Olivier Vogel) dimostrano di avere un dannato buon gusto incartandoci un bonbon di quelli irrinunciabili.
Remo Helfenstein – Spit (Präsens, 2025)
