Un uomo in missione.
Per liberarci anche dei vari Burial che come la banda dei Carabinieri <
fanno sempre 5 pezzi, tre identici e due uguali.
Quiet cioè calmo non lo è per niente, il nostro Richie Culver. Ma proprio per niente. Visto dal vivo pochi mesi fa dava questa idea di omone barbuto perfetto padre di famiglia. Con il suo alias dà invece sempre libero sfogo alle sue nevrosi ritmiche, zero scena zero fronzoli zero effetti speciali ma ti mette nel mirino e sei fottuto. Un assalto continuo, senza spaccarti i timpani. Ti entra sottopelle e non c’è più niente da fare.
Questo EP e’ decisamente uno step oltre il precedente concept basato sugli effetti in musica dei piu’ comuni e popolari psicofarmaci sulla mente umana di un artista elettronico.
Questo tappeto continuo di suoni e pulsazioni tipo “cazzo devo correre più forte o perdo la metro/il bus, a costo che mi scoppi il cuore”, spalmato su paesaggi molto più eterei dove non capisci se sei dietro un finestrino o una campana di vetro ,o in una gabbia fatta di finestre forse. Una generazione/sandwich spalmata tra “prenditi tutto il tempo che voi, sei diventato la pubblicita’ che vedi ovunque, siamo qui per convincerti che hai vinto” e “non c’è piu’ tempo, è tardi, è troppo tardi, ma se compri questo prodotto diventi sempre più performante e fotti il tempo/le rughe/i chili di troppo/i progetti abortiti/i no”
Ultima traccia, ronzio di mosche che attaccano un cibo indifeso da cui sono letalmente attratte o dialogo accelerato/distorto di persone in luogo affollato tipo una metropolitana?
Parassitando, underground.
Quiet Husband – “Lands” (N3Wlow, 2026)
