pstmrd – Lanzarote (autoprodotto, 2025)

Quest’anno la musica elettronica sembra si sia data appuntamento a Lanzarote. Dopo Isla Diferente di Populous qui siamo in compagnia di pstmrd, progetto genovese dietro al quale sembra si nasconda un sol uomo (Gerardo Amato) che, come Andrea Mangia, ha in serbo sorprese diafane e luminose per noi. Divisa in sette brani la sua esperienza verso l’isola sembra lambire certa neo-classica ragionando però in maniera difforme, costruendo puzzle di paesaggi sghembi che si frantumano sotto i beats di Volcano. Un suono etereo dove il contrasto sembra rompere a scaglie le pareti divisorie tra viaggio, immagine e fantasia. Ci troviamo in un universo complesso dove l’entrata vocale di Dune ci sorprende; entriamo nel corpo emozionale guidati da una donna a noi sconosciuta, mentre la sensazione è quella di una meditazione guidata ordinata misteriosamente, ad amplificare i misteri di un’isola che ha tutte le carte per sottrarsi alla nostra conoscenza.
Peaks vive di contrasti e piccole frizioni fra le parti sonore prima di sterzare ritmicamente su un terreno più abrasivo che però in qualche modo riesce ad inglobare forme di vita, volatili sembra, a garantire la convivenza fra le parti in causa, mutilata poi dall’aggressività umana e cinematografica. Gerardo riesce a modellare diverse correnti sonore creando incroci sinuosi ed evocativi che però non vanno a riportarvi ad immagini reali, bensì a colori e forme. La title track infine, fra archi gravi e mobili, sembra una lunga panoramica su un territorio sfuggente, nella quale l’acidità è la potenza dei rari bassi ne mostrano i lati più interiori, squadrati e matematici, come una parcellizzazione cellulare della natura.