Progetto M.B. – Ostiando (Tubogas/Zeit/Dischi del Minollo, 2026)

Ostia. Marco Bucci torna ad esprimersi con tracce che veicolano calore e gioia, autoconclusive nel loro essere sorta di vignette, di cortometraggi. Al loro interno zibaldoni dove il Progetto M.B. gioca a saggiare resistenze, accostamenti e costumi, finendo per disegnare paesaggi che sviluppano ghigno sardonici invece che risate, deformando un incedere festoso fino a farlo apparire inquietante. È musica in qualche modo industriale, che comprime in brani interi generi, che spaventa per come sembra animarsi e condurre un suo percorso al di là del musicista. Jazz, noise, toy music: facile pensare a mostri come Klimperei (anche loro passati per Snowdonia e non credo sia un caso) o Pascals, oppure all’animazione più oscura e perigliosa come il Puppet Master di David Schmoeller. Ed allora sale il sospetto che Ostiando sia un disco di fantasmi e che Marco Bucci sia una sorta di medium, in grado di risvegliarne le energie catalizzandole in suono. I brani sono perfetti nel loro intento, invitandoci in maniere differenti a cadere in una trappola da loro ordita: con novità, stereotipi ed atmosfere malsane. Ci troviamo in ballo tra rovine, salsedine e l’odore del crimine e del vituperio, mentre Progetto M.B. dà bella mostra di sé commentando le immagini, quasi la sua presenza fosse un cameo ricercato in un panorama brullo e povero ripreso senza artifici. Non possiamo al momento fare troppe elucubrazioni su questa opera ma quel che è certo è che le musiche e le arie di Ostiando sono spremute fino all’ultimo sospiro, con la perenne sensazione di avere un occhio malintenzionato dietro ad ogni album. Questa è l’Ostia che ci viene trasmessa dal disco, porto maledetto ed incrinato, magnetico nell’attirarci a lui, per un’ultima visita fatale. Musica cinematografica, fantastica e tesa. Musica da situazione e da scena, commento perfetto ad una città ed un litorale che nasconde mondi misteriosi dentro ad ogni vicolo, dietro ad ogni manciata di sabbia.