Previte/Chandler -S/T (Subsound, 2024)

Previte/Chandler sono il lapalissiano pseudonimo dietro cui si malcela la collaborazione tra i musicisti Bobby Previte e Knox Chandler. È stata la nostrana Subsound Records a cogliere il potenziale destrutturante della collaborazione e a produrre, quindi, il disco.

Per gli ignoranti, come chi scrive, Previte è batterista di estrazione jazz con una vivace carriera che lo ha visto collaborare anche con John Zorn, tra gli altri. Chandler, invece, è un chitarrista che vanta, tra le collaborazioni più illustri, quella con i Depeche Mode e, in particolar modo, con Dave Gahan. Entrambi hanno intorno ai settant’anni, quindi, è evidente che non hanno più molto da chiedere alle loro rispettive esperienze.
È, dunque, ancora più interessante poter ascoltare il lavoro libero e disinteressato di due attori del movimento sperimentale statunitense.
Il disco è composto da nove brani relativamente brevi, anche se, tutto sommato, la lunghezza si fa sentire. I suoni sono rotondi e poco aggressivi: le distorsioni sono centellinate, senza sfociare mai nell’harsh.

I due musicisti improvvisano e si lasciano andare, senza mai perdere il controllo o, comunque, non deragliando da un sentiero, certamente sperimentale e libero, ma tutto sommato agevolmente attrezzato.
Quando in progetti di questo tipo si utilizzano delle percussioni acustiche, come la batteria o altri strumenti, il rischio di non trovare un senso ai colpi è sempre dietro l’angolo. Previt e Chandler, invece, consapevoli della loro esperienza, permettono alle percussioni di svolger un ruolo da protagonista senza invadenza. Anche l’approccio ai pattern non è mai violento o esageratamente aggressivo, ma figlio più del free jazz che del tribalismo esotico.
I pezzi si susseguono in maniera abbastanza agile anche se, come già accennato, sarebbero potuti essere 6/7 invece di 9.
L’ascolto di dischi di questo tipo non dev’essere sommario e un ascolto completo è un’operazione (quasi) d’altri tempi. Non è nemmeno facile o intuitivo estrapolare un pezzo maggiormente rappresentativo, ma probabilmente non ne necessitiamo.

Previte/Chandler è, dunque, un lavoro difficile (nel senso buonissimo del termine), imprevedibile nella sua pur canonica forma avantguardistica. È, soprattutto, sempre bello e d’ispirazione poter ancora ascoltare nuova musica da artisti di così alta caratura e con carriere così complete e poliedriche.