Porcellana, pompelmo e rumore. Intervista ai Pamplemousse.

Nicolas Magi e Sarah Lenormand sono da quattro anni l’ultima incarnazione dei Pamplemousse, duo noise-rock trasferitosi dall’isola di Reunion alla Lorena. È grazie a Matthieu Burel di Epicurei Libre che vengo a loro conoscenza e la loro scoperta mi riporta ancora una volta a ritracciare, scavare e rileggere il corso del noise-rock che quest’anno più volte ha incrociato il mio cammino. è con piacere quindi che inizialmente riprendo le fila della loro discografia e poi mi lancio con il mio stentoreo vocabolario in una chiamata verso l’oltralpe, a prendere spunti e chiacchiere con Nicolas Magi. Del resto il loro singolo More Beautiful than Madonna mi aveva stregato e chi riesce a battere la Ciccone è automaticamente nel mio radar.

Salve Nicolas! Ho scoperto quest’anno grazie a Mathieu il vostro singolo More Beautiful than Madonna per poi andare a riascoltarmi i lavori precedenti per capire come arrivasse a Porcelain. Quest’anno ho ascoltato parecchi noise-rock vecchia maniera a causa del documentario sugli Uzeda e del libro sui Die Kreuzen, tornando ad ascoltare un suono che ho ritrovato in voi.

È divertente perché ho acquistato il documentario sugli Uzeda poco più di un mese fa guardandomelo!

Sì? Mi è sembrato interessante perché presentava un gruppo che suonava esattamente come se fosse negli States pur essendone distaccati, esattamente come voi dall’Isola di Reunion. Cosa vi ha portato a questo tipo di suono?

Allora…quand’ero più giovane ed abitavo nella Lorena (dove siamo tornati poco tempo fa) avevo già un gruppo all’epoca, avevo 18 anni nel 1990 e scoprii una scena dove ho potuto conoscere Fugazi, Unsane, Shellac e compagnia. Li ho ascoltati parecchio, ho fondato un gruppo e suonavo quel tipo di musica, era così che si faceva al tempo! Non eravamo forti tecnicamente ma si provava un sacco ed il suono che usciva era quello. Poi ebbi la possibilità di incontrare e di lavorare con Ian Burgess e fu abbastanza divertente perché nel documentario degli Uzeda si vede come Steve Albini li chiami proprio per raggiungerli al Black Boys Studios in Francia.

Certo! Ho visto che avete praticamente sempre registrato in loco anche voi…

Esatto, solo il nostro esordio fu registrato nella nostra sala prove ma tutto il resto è stato registrato al Black Box. Come ti dicevo allora suonavo in un altro gruppo e quando Ian è morto nel 2010 avevo voglia di smettere tutto. Sono ripartito sull’Isola di Reunion dai miei genitori che abitavano laggiù ed ho aperto un mio studio, registrando diversi gruppi per anni. Un giorno, un vicino che suonava la batteria e che non aveva mai ascoltato questo genere di musica mi istigò a suonare con lui ed ho deciso di riprendere in mano la chitarra. Sarah, la mia compagna, che ora suona la batteria, iniziò a prendere il basso e fondammo questa band con Ivan, senza che avesse mai suonato il basso in vita sua. Fondammo la band nel 2016 a Reunion ed è tutto!
Io sono sempre stato il compositore principale ed ho in qualche maniera mantenuto il suono che avevo nei miei vent’anni diciamo. Sono rimasto così mentre Sara ha scoperto questa scena attraverso i miei ascolti appassionandosi dei Fugazi e di tutta la compagnia. Il suono esce così, registrando live e suonando così da sempre, non credo cambierà mai!

Come si chiamava il tuo vecchio progetto Nicolas?


Toxic Bee Buzz – Odd men Out (Official video)

Eravamo i Toxic Bee Buzz! È stato un progetto un po’ bizzarro, non abbiamo suonato molto e non eravamo conosciuti ma eravamo uno dei gruppi preferiti da Ian! Facemmo il primo album con lui ed un paio d’anni dopo mi chiamò dicendo che stava ascoltando il nostro disco con Steve Albini, che era bellissimo e voleva sapere quando sarei ritornato in studio da lui. Gli dissi che non avevo soldi al momento per andare a registrare da lui e mi disse che non avrei dovuto pagare!

Beh, non male!

A quel tempo avevamo smesso di fare noise iniziando un progetto in francese che poi abortì, era una fase bizzarra…

E Pamplemousse? Come siete arrivati a chiamarvi come un pompelmo?

Sai, ci sono un sacco di gruppi al momento che cercando di trovare un nome perfetto, pensando che avendo un super nome avrebbero avuto un super suono. Noi abbiamo provato per un anno praticamente tutti i giorni senza avere un nome, creavamo musica e ne eravamo contenti. Un giorno parlando di gelati il nostro batterista disse che aveva mangiato della del gelato al pompelmo e che era delizioso mentre noi obiettavamo che non esistesse il gelato al pompelmo. Ci abbiamo scherzato sopra e provando un brano strumentale abbiamo deciso di chiamarla Pamplemousse in maniera divertente e poi ci siamo detti che sarebbe stato il nome adatto a noi. Trovo che se con un nome del genere la gente riesca ad apprezzarci vuol dire che ama veramente la nostra musica.

Capisco benissimo! Lo trovo un nome fresco ed è vero che spesso i nomi non hanno un vero e proprio senso. Pamplemousse è un’immagine, un qualcosa…non di bizzarro ma di funzionante e geniale.

Sì, è bizzarro, in più unito al suono che portiamo avanti..

Tutto fuorché fresco!

Esatto!

Mi hai già raccontato di Ian Burgess e del Black Box ma, l’ultimo album è stato registrato con Peter Deimel, com’è andata in studio con lui? Che tipo di processo è la registrazione di un disco dei Pamplemousse?

Abbiamo sempre lavorato esattamente con lo stesso metodo. Lavoriamo moltissimo in sala prove e quando arriviamo in studio siamo assolutamente pronti. Al massimo, ma proprio al massimo abbiamo bisogno di una settimana per registrare. Un po’ come diceva Steve Albini ai tempi se devi registrare un album e ci metti più di dieci giorni c’è qualche problema, capisci? Noi facciamo così, ora poi siamo soltanto Sara alla batteria ed io, che suono una sorta di chitarra e basso nello stesso tempo ed in più canto. registriamo live e poi ci metto la voce. Più tardi, per una ragione di budget mixo io il lavoro a casa. È stato così per gli ultimi due album perché il prezzo dello studio è di circa 700 euro al giorno ed il budget ovviamente non è infinito. L’importante è registrare bene in live con una buona energia, poi mi arrangio con il mix e spesso chiedo a Peter di occuparsi del mastering nel suo studio. restiamo con lui perché c’è una bella confidenza. Ha registrato tonnellate di band negli anni ’90 ed ha ospitato praticamente tutti gli artisti che adoro in studio e credo che avere la fortuna di avere ancora un personaggio del genere attivo in Francia sia una gran risorsa. Si fa così, lavoriamo molto ed in studio arriviamo pronti.

Ormai siete un duo da quanto tempo?

Iniziammo a provare nel 2021 Sara ed io, in fase COVID ed in gennaio ci separammo dal nostro ultimo batterista. Dissi a Sara che non era complicato e che ero stufo di cercare altri batteristi, quindi avrei smesso se non se ne fosse occupata lei. Accettò subito nonostante non l’avesse mai suonata e reiniziammo!

Cosa per nulla evidente credo…

Proprio per niente, provammo per un anno tutti i giorni, lavorando di continuo e componendo l’album Think of It. Quattro anni ormai in questa fase.

Cos’è cambiato a livello di equilibrio e di composizione?

È cambiato tutto: per sara ovviamente essendo passata dal basso alla batteria e per me è molto diverso perché sono rimasto solo con la chitarra ed a livello armonico non ho interazione, quindi la composizione per me risulta molto più complicata. Devo rimanere soddisfatto di quel che sto facendo da solo e cerco di colmare i vuoti affinché il suono non rimandi a quello di un duo ma di un insieme più corposo.

Confermo, l’album non suona come fosse un duo.

No, no, ci siamo riusciti ma sono state ore di lavoro e di dubbi perché essendo in più persone lanciandoti delle idee fra chitarre la cosa evolve ma da solo non hai risposte e devi praticamente parlare da solo. è piuttosto bizzarro!


Pamplemousse – More beautiful than Madonna (Official Video)

Il titolo dell’album si riferisce alla porcellana, materiale prezioso e delicato. Cosa rappresenta per voi?

Il titolo…non avevamo un titolo per quest’album! Un nostro amico americano d’origine italiana, Steven Vitali, lavora nel nostro stesso edificio, un palazzo di Le Corbusier ed è pittore, designer ed un sacco di altre cose. Viene da Rochester che è la città della Kodak ed aveva delle vecchie immagini della sua famiglia in diapositiva. Abbiamo sfilato i suoi album cascando sull’immagine di queste due cugine che sono finite in copertina, trovandola geniale! Poi guardandola ci siamo detti che ci sarebbe servito un titolo per l’album e ci siamo ricordati che nel nostro secondo album ci fosse una canzone titolata Porcelain. Trovammo che questo titolo si combinasse benissimo con l’immagine delle ragazze, una foto molto kitsch dagli anni ’50, le due ragazze che somigliano a delle bambole, questo tipo di disegno. Tutto si sposava ed ancora una volta, come il nome Pamplemousse, ci fosse una sorta di collegamento, qualcosa di fragile, le ragazzine…cose così!

Ho ascoltato prima il vostro ultimo disco per poi andare a ritroso nella vostra produzione ed ho trovato ci sia in Porcelain qualcosa non di più pop ma un lavoro con suono e voce più in onda Sonic Youth rispetto al noise-rock puro degli album precedenti. è cambiato qualcosa nella strumentazione e nella visione o è una cosa spontanea e naturale?

Ho rilevato che l’album non fosse così simile ai precedenti ma in realtà questo è successo senza che cambiassimo nulla, credo sia semplicemente il nostro modo di suonare credo. Tecnicamente parlando abbiamo registrato nello stesso studio, con la stessa batteria (cambiando la grancassa, tendendola di più). Ho utilizzato una chitarra differente, una Stratocaster invece che una Telecaster ma suonano veramente simili. Credo sia un fattore più legato alla composizione dei brani che è un po’ cambiata su quest’album ma sono delle cose che non riesco a spiegare. sai, a volte un disco esce più scuro, una volta è più gioioso, dipende dal tuo stato d’animo ma non è un cambiamento pensato a priori ne teorizzato. Mathieu anche ci ha detto che il suono era differente, molto più violento…non saprei proprio!

Credo sia una cosa positiva perché c’è una differenza ma siete riconoscibili, dando una dinamica alla vostra discografia senza che risulti statica! Ho apprezzato parecchio. Avete sempre inciso per A Tant Rêver Du Roi: com’è lavorare per anni con la medesima cerchia a sostenervi? Che tipo di rapporto e di sostegno avete? Una label indipendente è ancora una scelta necessaria ed importante nel 2025?

Innanzitutto fa piacere come gruppo sapere che l’etichetta ti sosterrà pubblicando ancora una volta il tuo disco. è come con Mathieu, il nostro ufficio stampa con il quale ti sei interfacciato, lavora con noi dal primo album, penso che siamo persone fedeli che quando lavorano bene con le persone rimaniamo con loro perché ci piace. Ci sentiamo a nostro agio con loro: dovessimo lavorare con qualcuno che investisse più soldi su di noi ma che detesteremmo la cosa non funzionerebbe e lasceremmo subito. C’è una parte rassicurante nel lavorare con la stessa squadra e le etichette di oggi non sono più le etichette degli anni ’90. Pagano solo la stampa del disco, la registrazione è comunque a nostro carico ma vuol dire che i media troveranno il marchio dell’etichetta e questo per loro è molto importante perché non è un disco che facciamo da soli, c’è qualcosa e qualcuno dietro e comunque c’è una copertura economica in questo senso. Pagano le copie di CD ed LP che è una cosa ottima!
Amiamo avere persone intorno a noi con le quali abbiamo confidenza. Quando partiamo in tour ora non abbiamo più fonici, ne avevamo prima ma ormai ci arrangiamo, siamo Sara, io e nostra figlia quattordicenne. Si occupa del banchetto e siamo una famiglia, capisci? Se andiamo da qualche parte e sentiamo che c’è qualcosa che non funziona a livello di ospitalità e di pernottamento prendiamo e ce ne andiamo in hotel rimanendo fra noi. Se stiamo bene con la gente rimaniamo con loro ma non siamo particolarmente festaioli. Siamo gente discreta ed amiamo rimanere fra noi. È anche per questo che il film degli Uzeda mi ha toccato, li ho riconosciuti come gente normale e gentile che suonano.

Credo sia anche un segnale anagrafico, passata la fase selvatica della giovane età sei matura e si hanno altre priorità, suonare bene, nutrirsi e dormire?

Assolutamente, proprio così!

Suonerete live nei prossimi mesi? Cosa avete programmato?

Abbiamo qualche concerto da qui a dicembre, suoneremo in Germania prossimamente. Non abbiamo moltissime date ma cercheremo di suonare il più spesso possibile, ora dalla Francia ci ê più semplice suonare in giro. Abbiamo suonato in Belgio ed in Spagna, ci piacerebbe molto suonare in Italia, abbiamo un amico italiano, Christian, che suona come Mr. Occhio ed aveva un club vicino a Torino, suonava negli anni ’90 con dei progetti (Fichissimi, Cruenti Free Core e La Maschera di Ferro). Lui potrebbe aiutarci a trovare qualche data a La Reunion eravamo uno dei suoi gruppi preferiti, dovrò chiedergli qualche dritta!

Per quanto riguarda l’Isola di Reunion che tipo di scena esisteva invece?

Bizzarro, oltre alla musica locale ed isolana c’era una piccola scena con diverse band: un gruppo punk, un gruppo Oi, due gruppi noise, molti gruppi metal ed un gruppo new wave. C’era un circuito ma il posto non è grande, con 200km hai fatto il giro dell’isola. Ad un certo punto organizzarono un festival che si chiamava Rock à la Buse dove negli anni passarono Jessica93, The Ex, La Jungle, diverse band…credo un anno ci fossero anche i Refused! Non era male ma il problema è che si trova a 9000 km dalla Francia, a volte c’è qualcosa di buono ed altre ti annoi. Ora viviamo vicino al Lussemburgo ed andiamo spessissimo a concerti, abbiamo visto veramente moltissimi concerti!

Com’è il presente francese di noise-rock invece? c’è qualcosa?

Nn saprei, ho sempre avuto qualche problema con i gruppi francesi, proiettandomi piuttosto su quanto arrivasse dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Ho amato molto i Les Thugs ma al momento pur essendoci molti gruppi forse sono troppo vecchio, trovo siano bravi ma non siano speciali. Per questo più invecchio più vado a ricercare quel che mi ero perso negli anni ’90, trovandoci ancora moltissimo di quanto avevo tralasciato mentre oggi in Francia non trovo molto. Capita di incrociare cose bellissime e più piccole live ma manca quella musica che mi trasporti veramente. Credo che il suono, che è anche il nostro, non esista più in Francia. Ora c’è molto basso, c’è molta cassa ma manca quell’acidità che c’era allora.


Les Thugs – Where is the party

Credo sia comprensibile anche perché i tempi di questo tipo di suono sono passati e la gioventù faccia altro! Grazie mille Nicolas, spero di vedervi live in Italia od in Svizzera nei vostri passaggi.

Grazie mille a te Vasco, speriamo di arrivare presto dalle vostre parti!