Poor Isa + Evan Parker / Ingar Zach (Aspen, 2025)

Un due di banjoisti belgi, un sassofonista inglese ed un percussionista norvegese. Non è l’inizio di una barzelletta bensì il nuovo disco dei Poor Isa, accompagnati da Evan Parker ed Ingar Zach.
Sonorità acustiche e quasi flautate, Evan Parker che entra quasi casualmente, come passasse di lì e volesse mettere qualche nota senza che Ruben MachtelinckxFrederik Leroux si scompongano, mentre Ingar Zach sembra provi le mosse più silenziose e basse datele dal set di percussioni. Poi qualcosa succede, con Ply si prende una direzione diversa, maggiormente orientale e dove le corde dei banjo stuzzicano i tasti di Parker mantenendo la loro regolarità, poi addirittura scomparendo e lasciando un dialogo ad una voce prima che venga di nuovo reintegrato. Musica concreta, sentore di rintocchi, Ingar alle prese con delle micro percussioni mentre i banjo riprendono il ritmo lento e regolari, come cerchi che si allargano sull’acqua. È difficile leggere ed immaginare le sessioni di registrazioni di questo disco, tanto che pare piuttosto un montaggio di diverse schermaglie ed incroci pur se i brani, presi singolarmente, sono di livello altissimo. Forse manca una continuità di raccordo fra i cinque brani che sono di altissimo livello; Two way brucia i polpastrelli dalla velocità, mentre il sax si alza e si abbassa, flirtando con gli strumenti, fino a trascinarci in una sarabanda dal modo lirico e brioso. Hewn è puro Evan Parker, con gli altri strumentisti che si uniscono a lui soltanto dopo il quarto minuto, dimostrando che la loro unione, quando avviene, è qualcosa di bellissimo che si ripete e si protrae, si stringe e si dilata quanto il legno nelle diverse stagioni riempiendoci di calore.