Passati due anni sono di ritorno i torinesi Ponte del Diavolo dopo il primo album Fire Blades From The Tomb. Hype altissimo, conferma per Season of Mist e grande dispiego di forza e di stile. I cinque non sembrano voler far prigionieri dosando malefici, carezze e fiammate come di loro consueto. Segale Cornuta percuote le pelli come se non ci fosse un domani ed Erba del Diavolo si erge a totem e dea malefica mentre sotto altre forze oscure spingono rantolando. La chitarra ed i bassi gonfiano il suono che sembra prendere il lato più buio dei ‘70 come se l’oceano avesse iniziato a produrre soltanto onde nere. In Lunga vita alla necrosi si passa alla lingua italiana ed è stupendo immaginare questo brano come uno spot pubblicitario d’altri tempi tra fumi infernali ed una capacità di cambio registri stupefacente e luciferina. Il singolo che ha anticipato l’album, Spirit, Blood, Poison, Ferment! già suona risvegliando connessioni ed immagini, fra viandanti magici, avventure e potere, Francesco Bucci a dar fiato alle trombe ed una sezione ritmica impetuosa e magica. Ponte del Diavolo sa essere sensuale e magico e la mescolanza fra inglese ed italiano intriga anche se ci sono ancora degli elementi da rifinire per evitare che l’immagine si fossilizzi su un immagine spudoratamente accattivante e mellifluo. Il contrasto con il suono arrembante comunque funziona e la nota è più un tecnicismo, per una parure molto ampia e che rischia alla resa dei fatti di diventare un pochino dispersiva. Osanna al THC in Delta-9 (161) a riprova che non tutti i fumi sono sfiati infernali con un bel mix di atmosfere ed un battuto doom che garantisce peso ed equilibrio. Non manca un ritorno ai ‘70 con l’apporto vocale di Gionata Potenti in una Silence Walk With Me che riesce a trattenere dal disfacimento con voce composta e piena, quasi a creare un’aura di resistenza mentre la seconda strofa a cura di Erba del Diavolo riporta tutto a casa. Il finale con la resa della bauhausiana In the Flat Field dimostra come i nostri possano confermare copertura e qualità sotto diverse lenti stilistiche, anche se De Venom Natura sembra essere un disco più interlocutorio che il precedente.
Forse hanno aperto fin troppo il loro corollario e, pur facendo incetta di riferimenti e possibilità toccherà capire quale sia la direzione più corretta per conquistare anche i terreni oltre al ponte.
Ponte del Diavolo – De Venom Natura (Season of Mist, 2026)
