Di nuovo a casa Korobushka per un debutto, quello della cantautrice pivoňka, abile nel costruire trame folk oscure e friabili nel suo co se stalo na obloze nikomu neřeknem (non racconterò a nessuno ciò che è successo nel cielo). Chitarra semplice e languida, voce lunare e personale, la sensazione di uno sbando imminente, di una rottura che potrebbe essere fatale eppure non succede, facendosi forza. Addirittura 17 brani di intima processione, con un caldo contributo fra strumentisti e voci (il raddoppio vocale di Dominik Zezula in co kdybych zůstala navždy apre a vapori vellutati), picchi ragguardevoli e direzioni errate. Ad esempio una hranice, perfetta nel suo arrampicarsi su liriche acute per poi perdersi in un solo di chitarra opinabile. Meglio quando il languore rimane basso, brumoso e boschivo, lasciando che la nostra immaginazione si perda nell’oscura lingua ceca. pivoňka non si nega comunque sperimentazioni intriganti come quelle con il rapper Zdena nella bassa battuta acustica di jukebox, oppure la simil new age di dva góly. Sembra esprimersi in diverse forme con facilità e se questo forse compromette la coesione del suo disco d’altra parte ci dà occasione di ascoltarla in diverse vesti, quasi recuperando il tempo perduto ed il mistero attorno a lei. Di certo il suo è un debutto fatato, dove qualsiasi cosa potrebbe succedere d’ora in poi, gusto, idee e capacità ci sono tutte, e la drammaticità di brani come zůstat bez viny dimostrano che potrà fare cose grandi sia in una che nell’altra direzione, dosando a piacimento.
pivoňka – co se stalo na obloze nikomu neřeknem (Korobushka, 2025)
