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Pierpaolo De Iulis, un marchigiano a Roma

Uno dei motivi per cui, appena arrivo a Roma, visito sempre Hellnation, ancora prima che il Pantheon o Campo dei Fiori è perchè dentro quel negozietto sulla Nomentana mi sento a casa. Con i miei simili. E questo mi succede rarissimamente oggi come oggi. E ogni volta, grazie a Roberto Gagliardi, conosco qualche nuovo personaggio: creature da far invidia a L'Ultimo Disco Dei Mohicani di Maurizio Blatto. L'utlima volta c'era un tipo, a metà strada tra Johnny Thunders e il Monnezza, che faceva cerchio intorno a se' per raccontare la serata inaugurale alla mostra Europunk di Villa Medici. Poi durante il rituale pranzo dai Molisani si rivela anche laureato in storia e con il desiderio mica tanto velato di produrre un documentario sul colonialismo italiano in africa. Un pazzo. Io ovviamente non ho resistito alla tentazione di dar sfoggio dei miei avi colonialisti e così, tra rimembranze eritree e voli pindarici abbiam fatto amicizia. Piepaolo De Iulis, classe 1968: manicheo cantante degli Illuminati, boss della Rave Up Records e della più recente Rave Up Agency. Fautore di autentiche perle underground come Crollo Nervoso e Vesuvio Pop. Pierpaolo De Iulis, perchè si può realizzare tutto se si hanno sufficienti motivazioni.

SODAPOP: La Cultura con la C maiuscola. Dopo averti conosciuto ed aver anche fugacemente captato il caleidoscopio di interessi che ti anima, mi sento di chiederti in apertura: che cosa è la Cultura in Italia in questo momento e/o cosa dovrebbe essere?
PIERPAOLO: Questa domanda mi raggela e mi predispone alla facile citazione di Joseph Paul Goebbels…"quando sento parlare di cultura mi viene da cercare la pistola"!!! E', ovviamente un paradosso, ma direi che oggi, esauritasi quella generazione di intellettuali capaci di relazionarsi con la complessità delle società contemporanee, è diventata solo esercizio accademico. La catarsi post-modernista ha spento poi ogni tipo di intervento attivo della figura dell'intellettuale all'interno delle società occidentali e la massificazione dei linguaggi (quello televisivo in primis) hanno compiuto il resto. Se pensiamo all'imbarbarimento attuale della società italiana, non possiamo non avere nostalgia di figure come Pasolini, Vittorini, Calvino, Moravia, Fenoglio e molti altri che hanno avuto un ruolo di stimolo e di 'pedagogismo' attivo fra le classi sociali, specie in quelle popolari. Anche la RAI, negli anni della riforma del 1976, con l'ingresso dei comunisti in alcune delle sue strutture, ha realizzato alcune delle più belle pagine della televisione di approfondimento. I "Programmi dell'accesso", "Sapere", "TG Dossier" e tanti altri hanno consentito a milioni di italiani di conoscere tematiche complesse, trattate con lungimiranza ed attenzione. Dagli anni '80 in poi, periodo che coincide con la centralità politica del PSI craxiano, l'ascesa di Berlusconi ed il declino del PCI, la parola d'ordine è stata 'modernizzare' (!), un termine che potrebbe avere una valenza positiva, ma che in Italia è coinciso con il tollerare la peggiore vacuità in ogni campo. Da quegli anni in poi, la cultura è diventata obsoleta, un orpello che rallentava la marcia verso il futuro radioso del "Nuovo Benessere Realizzato", promesso dai novelli sacerdoti del Vitello Grasso. Napalm delle coscienze, anni di bombardamento mediatico, complice la RAI che ha inseguito Mediaset sul piano dell'intrattenimento più bieco, capaci di produrre il deserto che è sotto i nostri occhi. Comunque, è una questione molto più complessa rispetto a questa riduzione semplicistica che ho appena fatto, sgorgata di getto… quasi un vomito. Bisognerebbe parlarne per ore…

SODAPOP: Sei laureato in storia. Che importanza ha conoscere la storia (se metterci la maiuscola decidilo tu) nella vita di oggi?
PIERPAOLO: A questo punto mettiamoci anche la laurea in Sociologia, e la specializzazione in Comunicazione politica. Vorrei risponderti che sono stati errori di gioventù, ma in realtà sono ancora convinto che conoscere la Storia sia un imperativo per chiunque voglia capire la propria collocazione in questo casino generalizzato. Per quanto riguarda il resto dei miei studi, direi che è stato un complemento necessario per 'quadrare il cerchio'. Un piacevole hobby formativo, di cui ricordo purtroppo poche cose. La memoria deve essere allenata come i muscoli, altrimenti va in pappa, miei cari!

SODAPOP: Ti ho visto al Banano Tzunami a Genova con gli Illuminati e devo dire che non è statogli_illuminati.png.big un gran concerto. Eri pure senza voce, ma sorvoliamo. Quando ho fatto ascoltare gli Illuminati ai miei colleghi (vetero/progrogressisti working class callosi) mi hanno detto: "Ma questi ci sono o ci fanno?" . "Ah Pierpa'! Ce sei o ce fai? Ma Gesu' Cristo non era nero? E se era nero non poteva esser beat: al massimo soul."
PIERPAOLO: I concerti degli Illuminati sono sempre benedetti dall'alto, riscontriamo infatti sempre un'ottima risposta. Quella di Genova non mi sembrava una grande prova, in effetti ero senza voce, ma sono cose che capitano a dei non professionisti come noi. Suoniamo per divertirci e far divertire, senza nessuna pretesa di avere altri riscontri. Su Gesu' Cristo bisognerebbe aprire un secondo fronte di dissertazione, ma non mi sembra il caso. Il nostro riferimento alla stagione delle 'Messe Beat' vuole essere comunque il più verosimile possibile anche se proviene da persone non esattamente "credenti". Amiamo generare equivoci! In ogni caso, la stagione a cui facciamo riferimento, ha prodotto sommovimenti importanti all'interno della Chiesa. Una lettura 'socialisteggiante' del Cristo, che si è trasformata in terreno d'azione per gruppi come "Cristiani per il Socialismo", "L'Isolotto" o per i tanti "preti operai" presenti nel nostro paese negli anni anni '70. In America Latina, questa nuova sensibilità ha aperto le porte alla "Teologia della Liberazione", movimento che ha messo fortemente in discussione l'assioma cristiano del "porgi l'altra guancia" e che si è – in alcuni casi – schierato apertamente con le guerriglie rivoluzionarie del Continente. Dal Concilio Vaticano II, dunque, sono maturate spinte assolutamente interessanti, anche se 'riassorbite' nel corso dei pontificati successivi. Ma mi chiedo… interessa a qualcuno che sta leggendo questa intervista???

SODAPOP: Crollo Nervoso, Vesuvio Pop, Illuminati, Rave Up… Da un certo punto di vista mi crollo_nervosoricordi Galactus della Marvel, il divoratore di mondi, (di cui Silver Surfer ne è il coatto araldo). Cosa ti divora? Perchè non ti sei ancora cercato un posto fisso o una cattedra in qualche scuola media di Ascoli Piceno?
PIERPAOLO: Hai mai sentito la massima situazionista "l'obbligo di produrre aliena la passione di creare"? Beh, diciamo che la mia vita lavorativa non è stata mai condizionata dalla quotidiana riproduzione di gesti. Vivo a Roma, mi alzo quando voglio, non timbro cartellini e per lunghi mesi all'anno me ne sto beato a grattarmi la pancia senza fare nulla. Non ho ambizioni dal punto di vista retributivo, non ho figli da mantenere e ho avuto la fortuna di avere, grazie al lavoro dei miei genitori, una bella casa in campagna e una al mare. Ho montagne di libri, dischi, film ecc.. che non mi basterebbero dieci vite per assimilarli tutti. Che chiedere di più??!!! Eppoi, l'idea che ogni giorno devo trovare qualche giochino nuovo per sbarcare il lunario, mi diverte. E' uno stimolo alla mia capacità di organizzazione!

SODAPOP: E' vero che ti piacerebbe realizzare un documentario sul colonialismo italiano in Africa?
PIERPAOLO: Sono sempre stato affascinato dalla storia del colonialismo italiano, una sorta di parente povero di quello inglese o francese. Un fallimentare tentativo di trovare risorse per lo sviluppo di quella 'grande proletaria' che era l'Italia post-unificazione. Guerre ed investimenti che si tradussero in un esborso enorme e che compromisero la possibilità di sviluppare adeguatamente il nostro Meridione. Un clamoroso 'flop'. Non trascuro poi tutto l'orrore che abbiamo provocato, specie negli anni del Fascismo (vedi la repressione di Graziani in Libia e la feroce guerra contro l'Etiopia), anche se gli aspetti sociali e curiosi di questa vicenda sarebbero da essere oggetto di una investigazione più ampia. Per esempio, chi è a conoscenza che arrivammo anche in Cina? La  mitica concessione  di Tientsin, che i nostri soldati difesero dopo l'8 settembre 1943 dagli ex alleati giapponesi (finendo poi, prigionieri in Corea)?! Oppure che nei piani di espansione coloniale italiana rientravano anche alcune aree del Borneo (Malaysia)?! Sarò anche cretino, ma mi diverte pensare ad un ipotetico tenente di Velletri (per esempio) catapultato in Asia oppure a Massaua (Eritrea), che prende contatto con quella realtà così estranea. Esotismo, fascinazione, innocente razzismo di matrice positivista (la scuola di Lombroso-Sighele), voglia di avventura e desiderio di compiere una missione civilizzatrice… un mix niente male! Mi piacerebbe davvero trattare questa tematica, soprattutto per conoscere gli usi e la vita dei nostri coloni lontani dalla madrepatria. Esiste una vasta letteratura e una suggestiva filmografia riguardo il mondo coloniale inglese e francese, ma qualcosa che indaghi sulla quotidianità degli italiani nell'Impero manca… PS: Comunque, questa domanda andava spiegata ed introdotta dall'intervistatore (un figlio d'Africa), altrimenti rischiamo di passare per pazzi!

SODAPOP: Sei originario di Ascoli Piceno, ma se fossimo a Firenze direbbero che sei uno che si prende delle "fittonate" incredibili, nel senso che quando ti metti un' idea in testa nessuno riesce a farti cambiar idea fino alla fine. Per quanto mi riguarda, considerando i risultati, sei un virtuoso come pochi. Ci sono momenti di sconforto o puoi svelare il segreto di questo indubbio successo "a qualunque costo"?
PIERPAOLO: E' vero, la tenacia è il mio punto di forza. Sono testardo e non mi fermo fino a quando non ottengo gli obiettivi prefissati. Mi dicono sia una caratteristica del mio segno zodiacale (Capricorno)… ah, ah!

SODAPOP: Osservando l'incredibile rooster della Rave Up c'è da non crederci: come sei riuscito a scovare tante perle, talvolta al limite del dimenticato e soprattutto riuscire a metterle sotto contratto? Mi riferisco a The Users, The Wasps, The Action, Diodes
PIERPAOLO: Lavorando quotidianamente di fronte ad un computer e digitando la parola 'punk' ogni cinque minuti, riesco a trovare cose impensabili. All'inizio era davvero un'altra cosa, a metà anni '90, quando ho iniziato tutta questa faccenda, l'unica possibilità era telefonare di notte negli Stati Uniti per contattare vecchi punk protagonisti di quella lontana stagione. I numeri di telefono mi venivano dati dai vari collezionisti con i quali cambiavo dischi e che condividevano con me quel folle movimento di ricerca che ha generato il fenomeno 'Killed by Death', ovvero la riscoperta di centinaia di piccole pepite discografiche divenute oggetto di ricerca maniacale per centinaia di pazzi in tutto il mondo!

SODAPOP: So che sei citato anche nel libro La Città E' Quieta… Ombre Parlano di Carlo Cannella. Cosa puoi aggiungere della tua prima giovinezza passata nella provincia dell'impero?
PIERPAOLO: Ho iniziato ad ascoltare musica punk e new wave da giovanissimo. Le prime cassette che mi facevo registrare dai ragazzi più grandi risalgono al 1981, avevo 12-13 anni! Sin da ragazzino, inoltre, avevo la mania di scrivere e contattare gruppi sfigati per avere il loro demo. Conservo ancora quella corrispondenza, purtroppo non le cassette che ho venduto nel corso degli anni. Al tempo andavo a comprare dischi in un negozio (Musica In) che era il punto di ritrovo degli 'alternativi' cittadini. Io ero una sorta di 'mascotte', vista l'età. Comunque, sicuro dei miei mezzi, mi proposi come grafico per la fanzine di Carlo Cannella, "Danza Selvaggia" e come "corrispondente" da Trieste (dove venivo spedito a passare le vacanze estive nella casa di mia nonna!), intervistando gli Upset Noise, con i quali spesso mi incontravo in Piazza dell'Unità, nella zona riservata  ai punk e alle altre creature mutanti. Devo dire che, nonostante il tedio di certe giornate, la vita di noi 'diversi di provincia' non era poi cosi' drammatica. Oltre al suddetto negozio di dischi, che aveva un discreto assortimento, ci divertivamo realizzando programmi radiofonici assolutamente 'free form' (oggi sarebbe impensabile vista la mancanza di radio libere), nei garage dei nostri genitori allestivamo improvvisate 'sale prove' e nei weekend si partiva spesso per andare a vedere concerti nei rock club del circondario (lo Slego di Rimini, il Malaria a Giulianova, il KGB a Macerata ecc..). Inoltre, anche nella nostra piccola città, esisteva un locale, il mitico 'Belladonna', un video-bar frequentato da tutti i reietti della città, dove potevi vedere filmati dei Cramps, Talking Heads, New Order ecc.. leggendo Frigidaire o Rockerilla. Tutto sommato, meglio allora che adesso! Il mio gruppo di amici era poi molto ampio e tutti cercavamo di esprimerci in qualche modo (musica, grafica, performance, teatro). Erano gli anni '80 e l'idea di dover essere 'creativi' ad ogni costo era per noi una sorta di ossessione! Alla fine del decennio, quando anche quel tipo di 'clima' era oramai dissolto, scappammo dal paesello per raggiungere le ambite mete universitarie  (Bologna, Roma, Firenze, Milano), finendo per restarvici a vita. Una migrazione quasi fisiologica per molti ragazzi di provincia… sob!
vesuvio
SODAPOP: Un futuro per la musica indipendente c'è. Lo dico con una certa fermezza perché tu ne sei la prova vivente, considerando soprattutto il rispetto (cosa non da poco oggi) di cui godi nella scena. Come ti vedi da qui ai prossimi vent'anni? Ancora a scambiare mailorder con l'Inghilterra o altrove?
PIERPAOLO: Il declino delle major e della discografia ufficiale ha creato un habitat vastissimo per i cosiddetti 'indipendenti'. Il D.I.Y. ha vinto, ma non ha vinto per la sua 'autenticità' ma solo perchè ha rappresentato l'unica possibilità di sopravvivenza per i cascami del mercato discografico che si è dovuto reciclare, pena la sua scomparsa definitiva, in questo modo.
Diffido dei 'nuovi indipendenti', non ne condivido lo spirito… sono solo dei patetici 'vorrei ma non posso' che durano solo qualche mese. Io, modestie a parte, stampo dischi dal 1995 e sono sicuro che potrei, per rispondere alla tua domanda, continuare a fare questo lavoro per altri 20 anni senza problemi. E' questa la differenza.

SODAPOP: Ci sono gruppi punk che ti piacciono oggi in Italia?
PIERPAOLO: I miei amici della piccola ma sempre vitale scena romana… Silver Cocks, Giuda, Steaknives, Dissuaders, Intellectuals, Orbits ecc… Comunque tutti quelli che suonano rock'n'roll pestone e senza ammiccamenti 'fashion'!

SODAPOP: E' più punk Gianna Nannini che fa una figlia a cinquantaquattro anni o Silvio Berlusconi che, manco fosse Nerone, si tromba uno stormo di minorenni a settantaquattro?
PIERPAOLO: Gahhh, che domanda!?!?!? Berlusconi, ovviamente! Il nostro Silvio è una pista avanti a tutti i campioni della provocazione. Johnny Rotten gli fa una sega!

SODAPOP: Tra l'altro ho sentito dire che, come Lou Reed (e tanti altri meno illustri), anche tu hai un debole per i travestiti. E' vero? Te lo chiedo solo perchè lo troverei un ulteriore aspetto "glam" della tua personalità.
PIERPAOLO: Ah, ah… un debole per i travestiti?! Diciamo che per anni ho frequentato orribili night-bar e lercie discoteche puzzolenti di sperma rancido! E' vero, lo trovavo molto punk. Inoltre adottavo la massima 'live fast die young', che ora ho archiviato, ma che fino ai 35 anni ho praticato quasi quotidianamente. Un miracolo essere ancora vivo! Se ripenso a certe serate trascorse mi viene da vomitare.

SODAPOP: Ho un amico comune a cui ogni volta che chiedo se ci sono dischi nuovi interessanti in uscita, mi risponde puntualmente Funhouse degli Stooges. Che ne pensi?
PIERPAOLO: Come si chiama il tuo amico? Digli che la penso come lui!! In quel disco c'è tutto!!

SODAPOP: Chiudi con una massima in latino a te cara.
PIERPAOLO: Mi piace il godereccio "Edamus, bibamus, gaudemus" (mangiamo, beviamo e godiamo), ma non ricordo di chi sia!

SODAPOP: Grazie per la pazienza Pierpaolo, a presto!
PIERPAOLO: Grazie a voi.

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