Passepartout Duo – Pieces from Places (autoproduzione, 2026)

Il viaggio di Nicoletta Favari e Christopher Salvito come Passepartout Duo non si ferma, portandoci in questo quinto album in un itinerario durato dalla fine del 2018 alla fine del 204 in 12 tappe, attraversando il pianeta terra da Taipei a Trondheim passando dai Balcani al Giappone, dal freddo nord all’India, dal Nordafrica all’Europa orientale. Sopra questi spostamenti, incontri e paesaggi il suono si modifica senza mai diventare didascalico o facilmente descrittivo. Piuttosto si rinforza, portando la propria personalità elegante e mai sbraitata a vivere assorbendo piccoli impulsi da rielaborare. Me lo immagino come colonna sonora aerea, da gustare con cracker e formaggio mentre fantastichiamo guardando le nuvole dal finestrino. Un pianeta fatto fette ed incroci fra paralleli, meridiani e rotte, delle quali il Passepartout Duo ne evidenzia alcune, riferendosi a se stessi per restituirle al mondo. Pochi giorni fa parlavo con amici del travaglio del passare attraverso la visione delle fotografie altrui dei viaggi, delle vacanze, di un mondo che per molti ancora non esiste (e dire che ascoltando Ayvalick penso all’opzione estiva del mare turco e qualche ripensamento ce l’ho): meglio, molto meglio sarebbe accoglierci con queste arie, senza doverle sottolineare ma lasciando che si insinuino in noi, facendoci uscire da casa loro ebbri ed all’oscuro di ciò che abbiamo respirato. Riuscire a trasmettere un suono personale e non stereotipato in questa carrellata non è il pregio più grande del Passepartout Duo, quanto quello di farsi riconoscere in ogni tratta, grazie ad una bellezza trattenuta e sobria, quasi liofilizzata. Dodici brani che non riusciamo forse a collocare ma che ci fanno girare la testa, cercando Nicoletta e Cristopher all’orizzonte.