Paolo Tortora – Waves of Fading Memories (Torto, 2025)

Ricordano un corpo svelato le Waves of Fading Memories di Paolo Tortora. Sciabordii, pulsazioni, linee di chitarra che sembravi seguire un movimento ondivago più che disegnarlo. È free-folk marino, salmastro e vegetale, che par scivolare via quando in realtà prende possesso della battigia raccontandone la dinamica. Potremo chiamarla chitarra atmosferica e non cosmica, per la sua capacità di raccontare i flussi (mnemonici, marini, sonori) unendosi semplicemente a loro, senza descrizione o ritratto. Potrebbe essere il classico nastro nella bottiglia quelli del già Japanese Gum, che esce seguendo una prospettiva personale guidando la nostra vista, il nostro udito verso altre accezioni: è un nastro coerente ed ordinato, cellulare per come rimette quasi in purezza la convivenza delle acque che vivono i liguri, dentro e fuori il loro corpo. Quasi diapason in risonanza ci si fonde in un tutt’uno più complesso, dove sotto succedono cose brulicanti, sommesse ma vive.
Le linee si sovrappongono, il legno della chitarra sembra letteralmente alla deriva, galleggiando dolcemente nel terzo incedere, quasi leopardiano ed infinito tanto dolce è il naufragarci. Foschia, fauna, venti, correnti e profondità che si propagano sterminate e che danno un senso di pace, di bellezza e di serenità, con un guizzo di vinile sul finire del quarto movimento quasi fitzcarraldiano. Un esordio per un musicista che riesce a connettersi con gli elementi quasi accendendo i registratori e scomparendo, facendosi acqua egli stesso, notevolissimo.