Pamplemousse – Porcelain (A Tant Rêver du Roi, 2025)

“Somewhere between RL Burnside, Unsane and George Michael..”. Difficile non amare i Pamplemousse, sin dalla descrizione che danno di loro. Duo (già trio, fino al loro terzultimo album, mentre l’avventura di coppia inizia con Think Of It, dal 2023) che dall’Isola Reunion si è trasferito nella Lorena francese un paio d’anni fa per continuare imperterriti la loro missione intensa e scarna, rumorosa e passionale. Siamo ormai al quarto album ed il nervosismo di More Beautiful Than Madonna non ci lascia il tempo di contraddirli. Batteria a mille, chitarra ronzante, ambiente che dal noiose-rock del passato sembra essersi spostato maggiormente verso la gioventù sonica. Un’idea trasversale che unisce furia e melodia riuscendo ad avere impatto e spessore, per un’apertura notevole. Quando poi i brani si fanno più lenti sembra salire il dramma e si sente il marciume del baratro, i sotterranei dai quali uscirono Cows e Jesus Lizard mantenendo però una certa luminosità nascosta per un’entrata in materia che non fa prigionieri e si sporca a dovere. Porcelain sembra essere oggetto deturpato e scheggiato dalla vita, che serba però la propria bellezza sotto crepe e cicatrici. Così la loro musica, elastica per quanto prenda e spezzi il fiato, si barcamena fra rumore e melodia riuscendo spesso a colpire a fondo. Sfoghi drammatici e sentiti come in Instrumental, oppure semplici viaggi dritti, con cambi di ritmo che mantengono la direzione e la voce a colorarli come in Bad Penny. La dinamica è garantista da una scaletta che sembra non darci terraferma, garantendo diverse sfumature e colori ad un viaggio che illumina ed entusiasma, riuscendo a portarci in una personale rielaborazione del noise-pop più rumoroso degli ultimi 40 anni. Questo non vuol dire che siamo di fronte ad unisco passatista, no, è che i Pamplemousse partono da lì come il pop quello buono parte dai Beatles per intenderci. Sopra ci costruiscono ed ascoltando i loro dischi uno dopo l’altro vi accorgerete di come i cambiamenti, gli sviluppi e la maturità siano ben visibili. La chiusura di Brick Head è ancora una volta profonda e buia, e la speranza è che la porcellana possa resistere anche se ammaccata, presentandosi non distante da noi in qualche lugubre palco.
Recuperare l’opera passata è fortemente consigliato, così come tenersi vicino questo gioiellino.