Puntuale e catartico, come sempre, ogni tot anni arriva un nuovo disco di una delle band più invidiabili del panorama italiano: i Palmer Generator. Invidiabili da tutti quelli che, non solo vorrebbero andare d’accordo tra parenti, ma addirittura condividere una passione così viscerale e travolgente come vivere l’esperienza di avere una band insieme e farla pure durare! Messa a terra questa, doverosa, dichiarazione d’invidia, un altro elemento che contraddistingue il trio marchigiano (jesino per la precisione) è l’eccezionale qualità compositiva dei loro brani. Il flusso di coscienza che ne scaturisce è implacabile, ma mai invasivo dello spazio altrui. Anzi, riesce a insinuarsi con delicatezza e, allo stesso tempo, decisione, portando l’ascoltatore così in alto da non voler più scendere.
Nel loro percorso verso l’esplorazione sonica il trio, pur mantenendo un’impostazione strumentale tradizionale (chitarra, basso e batteria), avanza ulteriormente, rispetto ai precedenti Ventre (2023) e PGTGS (2020), verso una forma musicale eterea e spaziale sia nel senso cosmico, che di occupazione di uno spazio sonoro che si fa (quasi) fisico. L’esperienza d’ascolto è immersiva, ma, come già anticipato, mai soverchiante. Si potrebbe facilmente buttare tutto nel calderone post-minimalista del post-rock più vagabondo e atonale, ma qui siamo vicini al serialismo. S’intende quella ripetizione di pattern che, però, non tracciano per forza un percorso armonico, ma, piuttosto, indicano un sentiero accennato, ma ancora tutto da esplorare. Utile a comprendere questi concetti, figli della sola interpretazione di chi scrive, è il richiamo al “celeste” che, anche se “corpo”, si protende verso l’alto, come anche l’artwork del cd in edizione limitata in cui è proposto l’ascolto. Il distendere il messaggio sonoro in alto non è, evidentemente, un obiettivo volto a toccare qualche cosa, ma, più probabilmente, una tendenza costante a cui anelare. Ci si sente invitati ad abbandonarci al viaggio di questo “corpo celeste” verso un ignoto, comunque, rassicurante e invitante, piuttosto che verso un abisso di paura e disperazione. Ecco che, quindi, un’altra chiave di lettura del disco è proprio quella di una musica tutto sommato positiva, pro-attiva, certamente non facile, ma per nulla escludente di quell’ascoltatore meno avvezzo.
In definitiva è difficile non apprezzare il progetto, l’approccio e anche questo nuovo lavoro dei Palmer Generator, pur consapevoli di immergersi una suite sonora dolce, ma anche estremamente espressiva e dinamica. Sicuramente la realizzazione massima di un disco del genere è la sua versione dal vivo. L’augurio, dunque, è quello di poter effettivamente toccare col le orecchie il cielo tratteggiato dal trio familiare il più intensamente possibile.

