Corinne Isabelle Rinaldis è un’artista che si muove in più discipline e che con il nome di operazioni ci presenta REvolution, il suo debutto sonoro prodotto dalla benemerita A Tree in a Field, eccellente label basilese.
REvolution si compone di sette brani per una durata di quasi 23 minuti ma è un album (il non avere certezze per quel che riguarda la classificazione di full lenght ed extended play mi distrugge, occupandomi da qualche anno della nostra rubrica dei corti, decido quindi di affidarmi a comunicati, classificazioni digitali ed indicazioni degli artisti stessi per deliberare da una o dall’altra parte) colmo di sorprese, finezze e piccole magie. La voce di operazioni è magica, colloquiale ma in qualche modo fatata, utilizza come pulsazione nel primo brano, An Introduction, mentre un violoncello in secondo piano ronza imperituro. Poi un canto sopra tutto, come se le luci ci arrivassero da ovunque. Complicato dire in che lago si peschi: sembra pop aperto, lavorato di cesello ed in grado di salire di ritmiche ed ubriacarci di sorpresa. I suoni sembrano esistere in maniera indipendente e poi, come per magia, uniti in un universo che a tratti ricorda le perfezioni ritmiche e melodiche che Thomas Morr avrebbe potuto compilare per accompagnare un libro per l’infanzia. C’è del candore, un’idea innata di libertà, lo stravolgimento strumentale di impianti come musica classica e leggera senza troppi patemi se non quello della bellezza e dell’emozione. Ed allora sull’onda seguiamo l’estrema pulizia con la quale operazioni mette in atto questa rivoluzione, che forse è quella del disco intorno ad un perno (analogico o digitale) oppure altro ancora. Di certo è la prima volta che seguo le peripezie musicali di un ipotetico personaggio attraverso un disco con un filo di ansia e preoccupazione per lui o per lei (in Resistance ho percepito nei respiri espressi un affanno e mi son preoccupato, fortunatamente il tutto si risolve in un gioco di resilienza gommosa e materiale tra fiati e corde di basso). Da riempire il cuore il soul di The Force – Love con il quale operazioni non ha paura di far vibrare la sua voce quasi giocando a farla rimbalzare sui suoni di una sorta di orchestra che sembra ricreata digitalmente dalle sue stesse mani. In Play sbuffa e gioca in virtuosismi vocali che rimangono nell’alveo del gioco e della bellezza innocente, oltre la tecnica, fino a credere con la fine del disco di aver sognato finora. Forse REvolution è un disco jazz, forse è un lavoro talmente studiato da risultare naturale, forse è tutt’altro. Non saprei descriverlo ma vorrei più musica che mi tirasse così per la giacca, ci giocherei per ore!
operazioni – REvolution (A Tree in a field, 2025)
