Entrare nel mondo di operazioni, progetto musicale di Corinne Isabelle Rinaldis, è stato allo stesso tempo semplice e complicatissimo. Scoperta per la pubblicità della presentazione del suo disco vicino a casa la contatto per poterne ascoltare l’opera, scoprendo letteralmente un mondo fantastico, nato da un’idea e da un’enorme forza di volontà. Che si è trasformata in REvolution.
Ciao Corinne Isabelle! Ho studiato un pochino i tuoi movimenti artistici nei quali, ad un certo punto, è arrivata la musica. Correggimi se sbaglio: artist manager in una galleria d’arte, sei una fotografa, hai girato il mondo e poi hai fatto un disco. Come sei arrivata a decidere di utilizzare la musica come mezzo espressivo?
Mah, penso che, proprio come la fotografia, sia venuta lei da me. Viaggiando la fotografia è stata, o meglio è diventata, un mezzo di comunicazione, di gioco in tantissimi posti dove mi sono trovata con persone non parlando la stessa lingua, la mia timidezza e la loro timidezza, ed è diventata proprio un mezzo. Quando poi mi sono fermata per la pandemia sono andata a vivere in un bosco: isolata un po’ dal resto del mondo e degli umani, con tutta questa esperienza di anni di viaggi, di incontri con persone, culture e realtà, penso che la musica si sia proposta come unico mezzo in quel momento per elaborare ed assaporare, per provare a comunicare e forse anche di continuare a viaggiare per un po’.
REvolution è il tuo primo disco ma i brani sono usciti tra gennaio ed ottobre per poi essere pubblicati su un LP. Che ragionamento c’ê stato rispetto a questo scaglionamento, facendoli uscire prima per poi raggrupparli, senza aspettare il tempo dell’opera completa?
Iiih, è così. Di per sé hai ragione, si tratta di un concept album, nato e scritto nell’arco di tre mesi, addirittura all’inizio del 2022 in un gesto unico, la scrittura di REvolution è stata un evento. Poi con l’etichetta Tree in a Field e Marlon McNeill abbiamo deciso di scaglionarlo per la distribuzione: per ragioni tattiche anche. Con la sua esperienza mi diceva che operazioni non esisteva prima, non aveva mai fatto musica e nessuno mi conosceva: dividendolo in singoli avrei avuto più possibilità di costruire un pubblico e farmi conoscere, mettendo in giro questa cosa. Con fatica, devo dire all’inizio, ho accettato questo ragionamento: Marlon è una persona squisita e non ha nessun interesse a smontare quello che è il lavoro creativo di qualcuno, lo supporta e lo capisce molto bene. Poi in realtà il primo singolo è uscito a gennaio e l’album intero avrebbe dovuto uscire a maggio ma a marzo mio padre ha spiccato il volo e con molta dolcezza e sensibilità hanno accolto il mio bisogno di avere dei mesi di silenzio e di pace. Ora, ad ottobre, abbiamo deciso di ritornare in attivo. Per me è stato importante che mio padre riuscisse a sentire questo disco proprio perché è la mia prima musica e non ci conoscevamo da questo punto di vista, anzi, quando facevo teatro non gli permettevo nemmeno di venire a vedere i miei spettacoli, non ha mai conosciuto questo lato di me e questo ora per me è un simbolo ed una promessa importante per il futuro. Con la musica, con la poesia, di avere coraggio e continuare a farne. È un momento di pubblicazione particolare, distanziato nel tempo per questa ragione ma per me è giusto che sia così ed è un regalo per me.
Io ho ascoltato il disco scoprendo solo dopo che i brani fossero stati tutti pubblicati durante l’anno, facendomi poi un ragionamento verosimilmente sbagliato. Essendo una fotografa una canzone può essere come una fotografia che può avere senso mettere in una sequenza, in una mostra in un secondo momento e quindi in un album, facendomi questo trip.
Bello questo trip! Magari nel prossimo progetto potrò usarlo! Ha ha ah!
Chiaro che comunque, pur essendo un concept, i tuoi siano brani e quindi ci sia un distacco anche minimo fra di loro pur andando nella medesima direzione sonora…
Mah, c’è e non c’è, nel senso che effettivamente sono nati i pezzi quasi proprio in questa sequenza, usciti così come sono praticamente. Uno a settimana quasi, poi ero stanca, non volevo sentirlo, stavo con la mia famiglia, sono andata in Calabria ed altro. Però ha anche una struttura, una struttura simmetrica che si è rivelata un po’ da sé. C’è questo centro che è il picco dell’ego dell’essere umano se vuoi, che è dove credo tu abbia avuto un po’ d’ansia e ti sia preoccupato ho letto!
Sì, sì!
Ed i pezzi che sono usciti come singoli, non questi tre, l’inizio, la fine ed il centro, anche quelli, nonostante abbiano un cambiamento di genere nel mezzo, anche questi nella struttura simmetrica dell’album hanno la loro spiegazione fisica e la loro parte più emotiva e più umana. Per cui è effettivamente un oggetto, una storia. Poi io, anche un po’ inconsapevole della musica (perché l’ascolto ma non l’ho quasi mai cercata però) forse avevo bisogno di una struttura visuale o mi si è proposta così. Quasi tutto è venuto per immagini, si è costruito come una cosa che iniziava con l’intro, finiva con l’outro ed aveva questa cosa unica dentro.
Si sente come sia un lavoro completo. io ho avuto un altro dubbio che è quello della durata: è un disco breve ma mi sembra ci sia veramente un mondo dentro. Questa cosa mi ê piaciuta parecchio. Una cosa invece mi ha lasciato dubbioso: il comunicate dell’etichetta ti descrive come alternative indie-pop ma ascoltando il tuo disco ci ho sentito musica orchestrale, classica, jazz, perdendo completamente le diverse stanze dei generi. credi sia utile classificare la musica e l’arte in generale?
Guarda, credo che sia successo per una necessità strutturale, non so come dire. Quando si mette della musica sulle varie piattaforme le si contrassegna coi generi perché facciano da tag e li rendano trovabili. Io quando mi è stato chiesto come la definirei come genere ho coniato un nuovo genere che per me avrà un successo suo! è il genre fluid che per me è onesto: non ho mai pensato per generi. Una cosa ha quella melodia lì eventualmente, ma sono d’accordo con te che sia molto peccato classificare in generale. Nell’arte ancora di più perché appunto dovrebbe essere libera da questo, ma capisco ed accetto che sia d’aiuto per la comunicazione, questo in tutti gli ambiti.
Certo che per comodità è ovvio ma è sempre un blocco che vivo male a livello di ascoltatore e di critico.
Lo capisco perché ci si prepara per qualcosa e si va a cercare qualcosa, però effettivamente la tag genre fluida ancora non l’hanno messa e ci dovremo lavorare.
Come dicevi prima ascoltando il disco mi sono talmente immedesimato da preoccuparmi ascoltando resistance. C’era un respiro, un affanno ed era veramente preoccupante come ascoltatore sentire cosa stesse succedendo. Ma che storia ha questo disco? Qual’è la storia che vuoi raccontare? O, cosa vuoi raccontare oltre a ciò che si può sentire nel disco?
Ehm, credo che quello che mi piace….come formularlo…sono felice che tu abbia avuto una reazione, ecco! Mi dispiace sia stata preoccupante ma in realtà quello era anche un po’ l’obiettivo, il relazionarsi ad uno sfogo, ad un’elaborazione di quello che ho vissuto. Poi naturalmente al potermi fare delle domande io prima di tutto: sull’esistenza. Cosa che succede a tutti sicuramente quando vivi in un posto isolato solo con le stelle, con la natura che hai intorno. In quel periodo poi in particolare ero molto attratta alla fisica, alla fisica quantistica e molto di quello forse si legge un po’ nell’album e nelle parole. Mi aiuta a capire anche un pochettino come funzionano le iterazioni: cosa succede quando ci si incontra e si scontra? Questa musica è un po’ in viaggio nel quale ci si coinvolge ognuno a modo suo e con le proprie domande, magari risvegliando un senso di meraviglia o di appartenenza, in particolare oggi, in questo momento storico dove diventiamo tutti un pochino più responsabili delle conseguenze, delle nostre scelte e delle nostre azioni. Di quello che muoviamo e di quello che fermiamo anche eventualmente. Io sono contenta se succede questo durante l’ascolto dell’album anche perché, onestamente non mi sento di averla scritta io questa musica, mi sembra di essere stata il mezzo per tradurre quello che mi dettava la natura se vuoi…
Certo
Il corpo a servizio quindi. In questo senso me ne stacco anche e lascio che ognuno senta quello che gli risuona, non ci impongo un significato. C’è un’interrogazione e mi fa piacere se rimane tale anche per l’ascoltatore e non un tentativo di rispondere a delle cose, perché secondo me quello è proprio quello che frena.
Ho letto da qualche parte, credo fosse relativa alla presentazione che avete fatto presso lo Studio Foce di Lugano che sul disco hanno lavorato dieci musicisti, è corretto?
Sì, hanno suonato almeno dieci musicisti!
Ma come ti sei mossa dal punto di vista competitivo ed organizzativo? Com’ê nato, praticamente, il disco a livello di scrittura e di registrazione?
Allora, è andata così. Io non so suonare nessuno strumento però un carissimo amico che poi è la persona che ha fatto il mix, Simone Bernardoni, quando gli ho detto di voler scrivere un album non so per quale ragione mi ha dato credito dicendomi di comprarmi questa pianola midi, insegnandomi in 50 minuti, prima che partissi per la Calabria, ad usare Logic, un programma per fare musica. Avevo sperimentato delle cose voce su voce con Garageband ma mi ha detto che non potevo usarlo. Poi son partita e tutte queste cose sono state scritte con Logic, quindi potendo scegliere tutti gli strumenti che vuoi, sintetizzatori, violini e tutto quanto. Istintivamente mi veniva tuto e la qualità grandissima di Logic è che puoi tradurre le tue composizioni in note. Io sapevo che non mi piacevano alcuni strumenti in formato MIDI (i violini son tremendi) ed ho cercato tra famiglia, amici (avendo un budget risicatissimo ed amando la collaborazione e lo scambio più che il soldo ecco) ed ho trovato moltissimi di essi: mio cugino ha suonato la tromba, un carissimo amico americano ha aggiunto delle parti di batteria qua e là su ritmiche che sono ancora MIDI. Poi non avevo un quintetto di archi ed allora l’ho cercato su Upwork, un sito dove tutti i freelance si mettono a disposizione. Ho cercato nello specifico dei musicisti in Ucraina, perché era appena iniziata la guerra e volevo spendere dei soldi dove servissero idealmente e dove avessero meno possibilità. Per fortuna ho trovato un violinista in Ucraina che aveva un suo quartetto al quale ha aggiunto poi l’arpa su mia indicazione ed anche attraverso di lui ho trovato un pianista (che in realtà cercavo in Siria ma purtroppo non c’è Upwork in loco). Era una cosa mia d’esperienza e di vissuto: è stata una bellissima esperienza perché il pianista mi mandava delle tracce ed io non sapevo bene come esprimermi musicalmente su quanto volessi. Quindi gli chiedevo di risuonare delle parti ma come se i tasti scottassero!
Certo, è bello perché vai istintivamente…
Ci siamo capiti molto bene, loro mi hanno mandato queste tracce ed inserendole in Logic le ho mixate consegnandole a Simone, con il quale abbiamo poi concluso il mix insieme. Quello poi è stato un lavoro che mi ha aperto il mondo perché è fantastico ciò che si può fare col mix e voilà. Si è creato così, scrivendo tutto io in un primo momento e poi trovando i musicisti ai quali sono gratissima, perché poi è un’emozione enorme trovare qualcuno che ti suoni la tua musica.
Immagino sia tutt’altro che scontato sentire attraverso delle altre persone quel che tu avevi immaginato…
Però devo dire che sono stati fedeli a quello che Logic aveva tradotto in note! Poi un amico, Jason Schuster, che avevo conosciuto in viaggio, un chitarrista straordinario ha aggiunto delle note qua e là per rendere operazioni ancora più spaziale. Quella è l’unica parte che non avevo già scritto.
Ma quindi sei entrata in contatto con l’etichetta ad album finito? Io immaginavo, vedendo 10 musicisti, ci fosse stato un lavoro anche da parte dell’etichetta importante…
No, non è andata così. Quando avevo poi in mano questa cosa finita un altro amico, Claudio Landolt che fa radio e musica, mi ha consigliato di mandarlo a qualche etichetta perché si potesse produrlo. L’ho mandato come seconda ad A Tree In A Field perché mi piacciono i musicisti che produce e lui mi ha risposto positivamente, cosa che mi ha fatto moltissimo piacere. Il suo apporto importante è stata la distribuzione (che supera di sicuro tuti i miei limiti, visto che mi sarei potuta limitare a distribuirlo agli amici) per cui, con grandissima sensibilità mi ha interrogata su chi fossi come musicista, presentandomi un questionario con 36 domande per scoprire chi fossi, che obiettivi avessi e do dove venissi e per me è stata un’occasione enorme per scoprirlo anch’io! Di musica non so magari molto ma in ambito artistico ho qualche esperienza e quello è stato di valore per me: riscoprirlo e capire che potevo avere fiducia e che potesse esserci qualcosa di bello anche nell’ignoranza.
Credo che nel tuo caso abbia giocato più l’istino che la tecnica e che tu sia andata in libertà, riuscendoci molto molto bene! Che importanza ha in revolution la parte visuale? Ho visto i disegni e le copertine dei diversi brani e soprattutto le scritte incerte che li segnano. Che tipo di pensiero c’è stato riguardo questo aspetto nell’album?
Anche questo è un aspetto che è diventato poi importantissimo perché mi ha dato di nuovo occasione per una nuova collaborazione ed una nuova conoscenza preziosissima. Non sapevo veramente che immagini utilizzare e che immagini creare per questo album. Doveva essere un vinile: volevo che fosse stampato perché mi sono sempre detta di voler fare una cosa per genere nella vita. Volevo fare un film e scrivere un album e quindi ci doveva essere: alla buona età di 40 e passa anni mi sono detta fosse meglio iniziare a produrre. Non per mettere ancora più materiale sulla terra perché non serve, però per creare delle cose concrete che possa vedere anch’io, che possa condividere e regalare insomma. Per il suo contenuto in realtà non aveva bisogno di immagini perché per me l’idea era che le immagini si formassero nella mente di chi ascolta, io lo chiamo il film cieco. Visto che si parla di umanità ognuno avrà le sue immagini a passare in testa: volevo si ascoltasse in cinema bui, oppure tramite queste installazioni come fatte al Foce di Lugano. Però poi ho incontrato queste opere di Enea Toldo, così si chiama questo artista, che ha origini ticinesi e vive a Milano. Ho letto il significato di questo dipinto meraviglioso dove sono ritratte queste piante che sono sopravvissute a cinque estinzioni di massa; lui le ha prenotate via internet e gli sono arrivate in studio a Milano bardate di plastica. Senza sapere cosa farne esattamente ha iniziato a ritrarle sul suo pavimento rosso, il messaggio è lo stesso di quello della mia intro. Poi sono stata a visitarlo a Milano, abbiamo guardato gli altri dipinti e quello che è finito sul retro, Totentanz II, riprende la terra dopo la catastrofe, con il cielo ancora giallo ed arancio ma con qualche piccola pianta che comincia a ricrescere. Sembrano piante che si fanno gioco di noi umani dice Enea, il che sottolinea in pieno il tema dell’album. Abbiamo capito fossero le immagini giuste per l’album, scegliendo poi dei dettagli per le copertine di ogni brano. Le cose che scuotono mondo e situazione nella quale viviamo sono le stesse che scuotono me, creando quindi una visione comune fra le sue opere ed il mio album: tutto ha un suo lavoro.
Il fatto di trovare delle persone, sia musicisti che artisti visuali attraverso la tua musica credo dia molto valore all’esperienza aumentandone il valore!
Come dicevo prima il disco è breve ma sembra ci sia moltissima roba al suo interno: so che avete predisposto una postazione di ascolto per un mese allo Studio Foce, corretto?
Sì!
Che valore ha secondo te l’approfondimento e la ripetizione in musica rispetto agi altri media artistici? Spesso mi accorgo di come ci siano alcuni media sui quali ci si soffermi poche volte ed altri verso i quali si torni più spesso. Cosa significa il tornare alla musica secondo te?
Innanzitutto mi viene da dire riguardo all’installazione allo Studio Foce che mi piace poter offrire la possibilità di un ascolto assorto. Al Foce ci sono una poltroncina e delle cuffie, mi piacerebbe farlo anche al CERN ed in altri posti, proprio perché sia liberamente fruibile e da incontrare un po’ così, senza nessuna pianificazione. Magari uno va a teatro, ha mezz’ora di attesa e si ascolta il disco. Magari lo si lascerà un po’ ravvivati nella percezione di sé, come una composizione unica, irripetibile e temporanea di atomi insomma! Spero sia quello che porta succedere! Detto questo da amici che hanno ascoltato più volte l’album ho ricevuto un feedback di diversità d’esperienza fra un ascolto e l’altro. Anche a me capita di rivedere film o rileggere libri, avendo delle cose alle quali si torna. Ogni volta che mi è successo è sempre stata un’esperienza diversa per me perché credo siamo sempre persone diverse in momenti diversi della vita e l’opera va a toccare altre cose, che non sapevamo prima o che non sappiamo più. Ricollegandoci al dover etichettare o classificare i generi una possibilità che amo molto dell’arte è che sia libera, anche quando un lavoro è detto finito in realtà non ê mai finito, non ha un messaggio che prova a convincerti di qualcosa, non è politica né pubblicità, niente del genere e quindi mi piace che offra questo spazio libero da intenzioni e risultati. Certe cose si offrono di più, la musica forse più delle altre forme d’arte dà molto spazio a questo: quante volte ci siamo riascoltati alcune canzoni? Dà molto spazio agli altri sensi di reagire ancora, forse l’immagine è più definita della musica ma effettivamente stimola molto la musica, sono vibrazioni che toccano nel profondo e non arrivano subito alla testa come le immagini (io penso). Poi il riascoltare è un gesto intenzionale perché so che lì vado a ritrovare qualcosa. In questo momento sto tornando su Herman Hesse che è stato il primo del quale avevo letto dei libri quando ero più piccola ed ora è tutto un altro mondo e ci scopro un’altra maturità perché io sono un’altra.
Certo, il fatto di rapportarci allo stesso media cambiando noi a volte dà degli effetti differenti, anche a livello di umore e di situazione personale. Concordo per quanto riguarda la vibrazione e sentire il corpo muoversi non capita con nessun’ altra forma artistica, è più viscerale che intellettuale e quello è molto più interessante come cosa.
Ora che vita avrà REvolution? Hai un pensiero di come proporlo, se e come lo vorrai proporlo?
Sicuramente questa cosa delle installazioni la vorrei sviluppare un po’ perché mi piacerebbe fosse incontrabile così, anche su una panchina in montagna. Credo sia un album da ascoltare da sé in un’esperienza propria e quindi mi va bene così. Anche il prossimo album sarà molto intimo, non so…credo ci sia una differenza per me personalmente (forse anche per il mio passato in teatro) quando si scrive qualcosa: quando succede qualcosa si capisce quale destino avrà, ce lo dice la cosa stessa. Certo mi piacerebbe ci fosse un’orchestra a suonare il disco, ci vorrebbe un’orchestra ma non so se sarà possibile! Si potrebbe tradurre in un altro modo ma non saprei nemmeno se il live sia il contesto giusto per questa musica e per la riflessione che si porta dietro. È un’esperienza più intima e personale, con un percorso proprio che trova la sua evoluzione…per il live
se ci fossero le possibilità sarebbe magnifico, un sogno che si realizza. Sin dall’inizio ho comunque detto a Marlon di essere cosciente ci vogliano i live per commerciare un disco: sappiamo che non facendolo poi non esiste pubblico. Gli ho detto che sarei stata super disponibile ad approcciare il live ma in maniera diversa: venendo dal teatro quel che succede quando le persone ci finiscono non dev’essere la stessa cosa che puoi fare a casa per i fatti tuoi. Dev’essere una cosa che succede lì, che nasce e che si crea lì. Certo si scriverà una traccia o ci sarà tutto pronto, dovrò capire come fare tra loopstation ed una pianola che per me funzionano, su vanno su e giù vanno giù!
Immagino sia qualcosa del genere non essendo un musicista ma mi sembra renda bene l’idea!
Comunque desidero che il live sia un live, quella cosa che mi piaceva molto del teatro e che insieme a chiunque ci sia, nella costellazione che verrà a crearsi nella serata o nel pomeriggio, con la propria presenza o vibrazione partecipino a questa cosa. Adesso mi impegnerò in questo lato che per me è molto diverso, proprio nell’approccio. L’immergerti col computer nell’ascolto e tradurre quel che ti viene suggerito da un programma è una cosa, perché è così e va da sé mentre il live, o il teatro, mi piacciono proprio perché è quest’altra situazione. Ritorna il tema della comunicazione nell’arte: tutti in quel momento crediamo in quella storia, tutti siamo connessi in quel momento. Tutto il resto di quel che succede nel mondo è anche presente, non so come dirlo, ha una qualità propria che ho grande desiderio di esplorare.
Dicevi prima che continuerai a suonare quindi, l’intenzione è di andare avanti, bene!
Sì, c’è già un secondo album che ho finito di scrivere nel 2023 e che pensavo poi di produrre trovando i musicisti veri, ma poi mi sono persa su altro, lavorando l’argilla, usando gli acquedotti, facendo composizioni…
Visto che l’album sarà sul lutto diciamo che sarà anche sotterraneo, legato alla biologia più che alla fisica come questo. Ora che è successo questo nella mia vita, con il cambiamento di consistenza di mio papà, so perché non mi è stato possibile tradurlo fino ad ora. Mi serviva questa esperienza per lavorarci più onestamente e profondamente. Ci sono cose già lì che aspettano di essere riprese in mano ed altre che mi chiamano. La musica forse è arrivata privatamente ad aprire la mia voce ed il mio respiro, io non canto nemmeno quando sono sola ed ho l’occasione della vita di tirar fuori da me delle cose. Soprattutto al momento il mio modo di stare al mondo viene veramente di minuto in minuto però sento che la musica mi abbia preso per mano. Non so dirti se sarà un progetto che mi accompagnerà per il resto della mia vita ma da subito, da quando è successo, mi ê sembrata la cosa giusta e la sto seguendo. Credo sia giusto continuare e credo sia un mondo per me assolutamente da scoprire. Per il prossimo disco vorrei concentrarmi sulla produzione, per me lì potrà esserci il tesoro! Il lavoro è già scritto e non vedo l’ora di mettermi a giocare con i suoni ed i volumi…
Fantastico! Grazie mille Corinne, io ti ho chiesto tutto e la cosa mi sembra sempre più interessante, il disco è veramente molto bello! Ti ringrazio molto intanto…
Mi fa moltissimo piacere ti faccia questo effetto! Ti ringrazio io tantissimo per questo spazio e questa tua attenzione nell’ascolto!

