Oonagh Haines – Not Not Pretending (moli del tro, 2026)

Sì muove fra Londra e la zona di Dunkirk Oonagh Haines: ha voce calda e posata, ed idee chiare. Nell’iniziale Loaded Gun sciorina serafico la sua abitudinaria sicurezza antisociale in una pasta dub lineare e preziosa. Artista minimale usa pochi e semplici sistemi per regalarci otto brani singolari e compiti. La cassa, il tono della voce e la tensione di fronte ad un appuntamento che va in fiamme in Perfect Date: bastano due brani a mostrare Ooonagh come narratore fuori dalle righe, utilizzate invece per veicolarci messaggi bizzarri ed inquietanti. Il tutto è gestito con la massima cura non ci vuole molto affinché si scorga il cuore e la ricerca di un musicista che sembra essere il modello più aggiornato della tecnica: tutto è pettinato, come se l’intelligenza artificiale stesse mostrando il suo vero volto, nascondendo per contro la fisicità dell’artefice reale, in un mondo ibrido.
Dust è ipnotica e trasforma i nostri corpi in foglie e scarto disperdo dal vento, in una sensazione di leggerezza che sale e prende Emptiness dove, nel vuoto, forse sentiamo la voce di Oonagh nella sua splendida naturalezza. Not Not Pretending è un eterno gioco di specchi fra realtà e soggettività, racconto e storia. Anche le voci che popolano il disco potrebbero essere solo proiezioni, sogni o personalità di una figura misteriosa ed inarrivabile, tanto vicina da farci pensare di poterla toccare con mano, rivelandosi una proiezione menzognera. Ed è bello, bellissimo perdersi nel suo gioco, seguirne il filo fino a trovarsi dispersi, sorpresi e in pieno ballo in una sorta di electroclash come una Vacuum in due parti, inframezzata da un momento di pace aliena come Meet Me. Bizzarro ascoltare questo disco dopo il ritorno di Miss Grit, per due artisti che hanno diversi punti in comune, pur essendo in punti diversi sulla propria linea di personale svelamento. Consigliatissimo, un disco nel quale cercare e cercarsi, non è questo il regalo più bello che può fare un’opera d’arte?