Ondanaconda – s/t (Les Disques Bongo Joe, 2026)

Laurent Bruttin, Antoine Läng, John Menoud e Daniel Zea fanno parte di un contesto musicale, quello legato all’improvvisazione ginevrina, foriera di realtà estemporanee, progetti ed incroci quasi senza sosta, uno dei quali prende il nome di Ondanaconda.
Nulla potrebbe stupire, del resto sky is the limit, e nel presente il recuperare e stravolgere strumentazioni e visioni è progettazione del tutto consona ad un mercato discografico curioso e di nicchia.
Devo dire però che mettermi all’ascolto di un disco per quattro scacciapensieri mi lasciava con qualche perplessità. Non perché fosse troppo bizzarro, figuriamoci, ma perché immaginavo la formazione spingere su un insieme cavernoso e profondo, temendo una sorta d’effetto posticcio. Registrati da Marcin de Morsier all’interno di Phonotope, studio locato allo spazio culturale Les ateliers du Simplon a Renens il quartetto esplora le profondità del suono dando prova di una dinamica non indifferente, con la quale riescono ad esprimersi in maniera descrittiva soprattutto nei brani più lunghi. Nei brani brevi, si prenda come esempio Le petit endroit, la scelta sembra essere quella di andare con maggiore incisività a sfruttare le risonanze naturali dello strumento senza declinarlo in una struttura che per proprietà intrinseca non può che farsi ipnotica e vibrazionale. Il disco ha dei momenti magnifici e circolari come Gratitud, vero e proprio solfeggio ambientale nel quale si sentono le labbra umidificarsi e la vibrazione farei pace dentro e fuori, mentre altri momenti sembrano più una sorta di library Music dalla quale poter pescare per suoni dedicati. A chiosa arriva un brano che forse è tutto ed il contrario di tutto: Lé love contiene ripetizioni e cambiamenti, sembra trasportare gli esseri fantastici che gli Ondanaconda hanno scelto come immagini e portavoce ed insieme è il brano più folle e tradizionale. È una questione di livelli, insieme siamo dalle parti di un noise acustico ma è soltanto perché le linee dei quattro scacciapensieri vi sorprendono, ma scomponendole vi troverete di fronte alle campagne, ai rituali ed alle comunicazioni arcaiche, vendute come sperimentazioni perché sovrapposte come una sorta di jam session. Ma l’impressione qui è che ci siano codici ben più delineati ad incorniciare un lavoro che si svelerà negli ascolti e nelle orecchie degli ascoltatori.