Freschi dell’uscita del nuovo disco, Gemma, e dei 25 anni di carriera, abbiamo posto qualche domanda agli OvO, al secolo Stefania Pedretti e Bruno Dorella. Di seguito che cosa ci hanno raccontato.
“Gemma” arriva a 25 anni dal primo disco degli OvO: quali sono state le tappe più significative di questi oltre due decenni di musica? Cosa ha permesso una così costante e vivace longevità?
Riassumere le tappe di qualcosa di lungo non è facile, stiamo parlando di oltre 1000 concerti in 3 continenti… però se dovessi riassumere, così per gioco, direi che nella fase iniziale (2000-2002) siamo stati un gruppo aperto di improvvisazione totale, facevamo dischi in autoproduzione DIY con mezzi di fortuna, suonavamo soprattutto in posti occupati. Nella seconda fase (2003-2010) siamo diventati un duo e abbiamo cominciato a suonare un ibrido di roba improvvisata e non, i dischi erano sempre registrati con mezzi di fortuna, ma abbiamo trovato un contratto prestigioso con Load Records che ci ha permesso di fare tanti tour negli Stati Uniti.
Dal 2011 abbiamo quasi del tutto abbandonato l’improvvisazione, abbiamo cominciato a investire sulla registrazione degli album, che sono usciti prima per Supernatural Cat, poi per Dio Drone, e ora siamo al terzo album per Artoffact.
Questo il riassunto schematico, ma in mezzo ci sono le nostre storie personali, decine di tour che si intrecciano con la Storia, dall’essere negli Stati Uniti l’11 settembre 2001, alle trincee in Macedonia durante la guerra civile, fino ai più recenti salti mortali per suonare durante il covid…
La nostra longevità è dovuta innanzitutto al fatto che non potremmo neanche pensare di non suonare insieme, e poi alla curiosità infinita verso la musica, sia ascoltata che suonata. Non ci poniamo vincoli su quello che vogliamo fare, non ci siamo mai seduti su una formula, chi ci ascolta sa che ogni disco sarà diverso dall’altro, pur rimanendo inconfondibilmente nostro.
Cosa direste agli OvO di 25 anni? Tenete duro? Mollate tutto subito?
In realtà siamo talmente ottusi che non ci siamo mai messi in dubbio come entità. OvO è semplicemente una cosa naturale, anche nei momenti peggiori non è mai stata in discussione. Per cui se “mollate tutto subito” non era un’opzione, anche “tenete duro” ha poco senso per noi. Si fa e basta.
Parlando del nuovo disco: quali sono stati gli stimoli e le influenze che ne hanno plasmato la forma sia sotto il profilo sonoro che compositivo?
Dopo “Ignoto” avevamo voglia di qualcosa che si potesse anche ballare. E non è facile, se pensi agli OvO. Ma ci volevamo provare, anzi crediamo sia solo l’inizio di un percorso verso qualcosa che qualcuno ha già cominciato a chiamare doom-dance. Volevamo rimanere legati alle nostre radici noise, punk e sludge, rendendole non solo compatibili con un’idea di “party” (magari uno zombie party…), ma anche di positività e rinascita. Il fatto che Stefania abbia avuto due gravi malattie (tumore ed encefalite) nel giro di poco tempo, l’ha portata a questo bisogno. Restiamo legati al lato oscuro, ma ci apriamo alla vita (anche nel senso di vitalità, che non ci è mai mancata). Da qui il titolo “Gemma” e la grafica dirompente di Neroatto che sintetizza perfettamente questo nostro pensiero. Dal punto di vista musicale l’aggancio più naturale è stato quello con certo industrial anni 90, reso contemporaneo attraverso gli ascolti di musica elettronica che entrambi frequentiamo.
Rispetto al passato, si fa più frequente e costante l’utilizzo dell’elettronica, rispetto a chitarra e percussioni: come nasce questa scelta? Si tratta del bisogno di sperimentare ulteriormente?
Certo, sperimentare ci mantiene artisticamente vivi. Attenzione però, perché il confine è sottile: certe cose che sembrano frutto di produzione elettronica sono ottenute con la chitarra o con le percussioni, e viceversa. L’impianto chitarra-percussioni resta solido, anche dal vivo. Ad esempio Stefania ha arricchito il suo parco pedali per avere un suono sempre più vicino a quello di un synth.
Come si sviluppa il processo creativo di un progetto così particolare e unico?
Bruno produce molto materiale a casa, grazie all’esperienza che sta rapidamente accumulando componendo musica per teatro e danza contemporanea. Stefania poi sottopone il tutto al “trattamento OvO” in studio. Il risultato viene stravolto e il marchio OvO a quel punto è impresso. A proposito di studio, permetteteci di ringraziare Marcello Batelli che ha registrato, mixato e seguito ogni fase di questo album fino allo sfinimento, e Aproblema Studio, gestito, nonché interamente costruito dalle fondamenta, dagli Ultrakelvin.
Avete sempre supportato ogni uscita con un’intensa attività live: qual è l’accoglienza che riscontrate per il nuovo disco e/o cosa vi aspettate dal prossimo tour?
Il tour è appena cominciato e per ora l’accoglienza è ottima. Non sapevamo se sarebbe stato facile rendere questi pezzi dal vivo, ci abbiamo lavorato tanto in studio e poi abbiamo fatto un’intensa preproduzione del tour, c’erano tante piccole incognite che non sapevamo se saremmo stati in grado di dominare, ma l’inizio sembra promettente. Abbiamo una gran voglia di andare a suonare in Paesi dove non siamo ancora stati o dove manchiamo da molto, e ora che Stefania si è completamente ripresa possiamo farlo. A Febbraio-Marzo faremo un tour in America Latina, a Maggio uno nelle Repubbliche Baltiche dove non eravamo ancora stati, poi stiamo lavorando al ritorno in Cina. E abbiamo sempre in testa l’Africa, anche se economicamente è complicato.
Dal vostro poliedrico punto di vista e, alla luce della grande esperienza individuale che ognuno di voi due porta con sé, come vedete il futuro della musica, in particolare sperimentale, in Italia ed Europa?
Davvero difficile fare previsioni, AI e piattaforme portano tanti vantaggi ma anche altrettanti svantaggi, tra cui la potenziale fine del supporto fisico (su cui si drammatizza forse troppo: la musica esisteva molto prima, e lo stesso supporto fisico che tanto amiamo ha a sua volta “ucciso” il modo di fare musica preesistente, fatto di strumenti acustici, spartiti, pochi compositori e molti esecutori). Non crediamo che la musica dal vivo suonata da esseri umani sia destinata a sparire, ma potrebbe diventare altro. Magari una forma di resistenza (forse popolare, forse invece colta ed esclusiva) al mercato musicale generato da AI che ci aspetta nei prossimi anni. Ma chi lo sa. Magari invece l’evoluzione delle cose sarà di nuovo imprevedibile.
Ringraziandovi già per la pazienza nel rispondere alle domande e ascoltando diverse volte il disco, mi viene da esprimervi un ulteriore ringraziamento per l’esempio di coerenza e lungimiranza che portate avanti da sempre, quindi, cosa vi sentite di poter consigliare ai giovani artisti che si affacciano in un mondo, non solo musicale, in evidente sfacelo?
Intanto lo sfacelo è quello che vediamo noi, che veniamo dalle generazioni passate. In giro vediamo un sacco di giovani che suonano in posti underground con le basi e l’autotune e sembrano divertirsi un sacco, e i loro coetanei con loro. Tanti di loro sono fuori dai social e dalle piattaforme, che sono realtà che siamo stati noi, volenti o nolenti, a legittimare. Il fatto che con un telefono e un microfono si possa fare musica ormai è pratica comune e ha già aperto le frontiere musicali a realtà che prima non avevano voce in capitolo, in particolare in Africa. C’è già poi un ritorno alla musica completamente acustica, da parte di chi vuole slegarsi completamente anche dalla dipendenza dalla corrente elettrica. Per non parlare della scena punk hardcore che è rifiorita. Stiamo a vedere, ma ricordiamoci che la musica in sfacelo è quella a cui eravamo abituati noi, non la Musica in assoluto. Musica e mercato musicale sono due cose diverse.
Grazie ancora e a voi l’ultima parola per aggiungere ciò che ritenete…
Supportate le band vere che vanno in tour, non chi ha numeri gonfiati su Spotify, non accontentatevi di vedere le stesse cariatidi che ascoltavate da giovani pagando centinaia di euro, prendetevi il rischio di cercare musica nuova in concerti piccoli, perché la curiosità e lo spirito di avventura ci terranno vivi e terranno viva la Musica.

